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famiglia nel bosco, istanza di revoca e replica della casa famiglia

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una relazione tecnica descrive documenti e immagini che, secondo i legali, dimostrano il disagio dei bambini; la casa famiglia respinge le accuse e chiarisce le misure adottate per la sicurezza

Richiesta di revoca della responsabilità genitoriale

È stata presentata un’istanza formale per chiedere la revoca del provvedimento che aveva sospeso la responsabilità genitoriale della coppia conosciuta come la “famiglia nel bosco”. L’atto, depositato negli uffici competenti, avvia il procedimento di riesame da parte delle autorità giudiziarie.

A corredo dell’istanza i legali hanno prodotto una relazione tecnica firmata dallo specialista Tonino Cantelmi, neuropsichiatra e psicologo.

Il documento descrive lo stato dei minori sulla base di materiale fotografico e audiovisivo messo a disposizione dalla difesa.

Si tratta di un caso delicato: da una parte c’è la richiesta di restituire i diritti genitoriali, dall’altra la necessità di approfondimenti affidati al tribunale e ai servizi sociali. Prima di ogni decisione definitiva sono previsti ulteriori accertamenti e valutazioni tecniche, che dovranno verificare la situazione concreta e garantire la protezione dei bambini. Nel frattempo, la direzione della casa famiglia che li ospita ha diramato comunicati ufficiali per respingere alcune notizie circolate su stampa e tv.

La struttura ha spiegato le procedure operative adottate e i motivi di sicurezza che, in casi circoscritti, hanno reso necessario chiudere una porta interna. Sull’aspetto clinico-procedurale pende ora l’ultima seduta valutativa davanti agli psicologi del tribunale, indicata come tappa decisiva per l’evoluzione del processo.

La relazione tecnica depositata dai legali

I consulenti della famiglia hanno presentato anche una perizia redatta da uno psichiatra infantile, basata su un’ampia documentazione digitale. Il perito riferisce di aver visionato “circa un centinaio di file” — tra fotografie, video e disegni dei minori — e definisce il materiale «sconcertante», rilevando segnali di sofferenza nei bambini.

Dall’archivio sono stati scelti come rappresentativi otto scatti, due video e due disegni; l’intero fascicolo rimane a disposizione del tribunale su richiesta. Secondo il perito, immagini e filmati possono offrire elementi utili per comprendere lo stato emotivo e, in alcuni casi, anche quello fisico dei minori: alcuni segni non appaiono facilmente riconducibili a norme di normale sviluppo.

Contenuto e impatto probatorio

Nonostante la ricchezza di materiale, la perizia mette in luce una valutazione non univoca tra gli esperti coinvolti. Il servizio sociale, ad esempio, non avrebbe colto con la stessa intensità il quadro di disagio descritto nella consulenza tecnica. Sarà compito del tribunale esaminare le prove e confrontare le diverse letture per arrivare a conclusioni fondate.

La replica della casa famiglia

La casa famiglia ha risposto alle accuse negando che la madre, Catherine, le sia stata impedita di vedere i figli. La direzione specifica che la donna vive al secondo piano mentre i bambini sono al piano terra, e che in più occasioni la madre è scesa per restare con loro, dormire accanto a loro o portarli nel suo appartamento. La struttura insiste sulla continuità dei contatti e respinge l’ipotesi di un divieto generale o di una separazione forzata.

La porta e le ragioni di sicurezza

Al centro delle polemiche è finita una porta interna: secondo alcune ricostruzioni sarebbe stata chiusa, causando disagio ai minori. La direzione precisa che si tratta di una porta munita di maniglione antipanico, apribile dall’interno della scala e non chiudibile a chiave dall’esterno; non dà accesso alle stanze dei bambini e non è mai stata usata per confinarli durante la notte. La chiusura è avvenuta una sola volta e, sempre secondo la struttura, per motivi di tutela: alcuni bambini avevano infatti iniziato a salire ai piani superiori eludendo la sorveglianza, esponendosi a rischi legati a scale, finestre e terrazze non adeguate. La direzione ribadisce che non si è trattato di una misura punitiva, ma di una precauzione temporanea per evitare incidenti.

Ulteriori smentite e sviluppi processuali

La Fondazione che gestisce la casa d’accoglienza ha inoltre smentito dichiarazioni attribuite a una presunta ex dipendente: la persona citata non ha rapporti con la struttura né la visita dal 2013, precisa la Fondazione, contestando così l’interpretazione di un servizio televisivo.

A corredo dell’istanza i legali hanno prodotto una relazione tecnica firmata dallo specialista Tonino Cantelmi, neuropsichiatra e psicologo. Il documento descrive lo stato dei minori sulla base di materiale fotografico e audiovisivo messo a disposizione dalla difesa.0

A corredo dell’istanza i legali hanno prodotto una relazione tecnica firmata dallo specialista Tonino Cantelmi, neuropsichiatra e psicologo. Il documento descrive lo stato dei minori sulla base di materiale fotografico e audiovisivo messo a disposizione dalla difesa.1