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Femminicidio Francesca Deidda: la Corte d’Appello di Cagliari conferma la dura condanna per il marito

Femminicidio Francesca Deidda

Femminicidio Francesca Deidda, dalle indagini alla ricostruzione dei fatti fino agli sviluppi processuali: ecco la decisione della Corte d’Assise d’Appello.

Il caso di cronaca relativo al femminicidio di Francesca Deidda ha registrato una svolta nelle ultime ore, coinvolgendo la comunità di San Sperate e le autorità di Cagliari, nell’ambito di indagini articolate che hanno progressivamente concentrato l’attenzione su Igor Sollai come principale sospettato. In questo contesto si inserisce la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Cagliari sul marito, arrivata in queste ore.

Il femminicidio di Francesca Deidda

Secondo la ricostruzione emersa nel corso delle indagini, il femminicidio sarebbe avvenuto nell’abitazione condivisa dalla coppia a San Sperate: Sollai avrebbe colpito la moglie alla testa con un martello, per poi occultarne il corpo in un borsone e abbandonarlo in una zona rurale. L’uomo, dopo aver inizialmente negato ogni responsabilità sostenendo che la donna si fosse allontanata volontariamente, ha successivamente confessato, senza però indicare il luogo in cui erano stati nascosti alcuni elementi chiave, come l’arma del delitto e il telefono della vittima. Le indagini, condotte dai carabinieri e coordinate dal pubblico ministero Marco Cocco, avevano raccolto diversi elementi a suo carico, tra cui ricerche online considerate rilevanti per la pianificazione del reato.

La difesa, affidata agli avvocati Carlo Demurtas e Laura Pirarba, ha contestato in particolare la sussistenza delle aggravanti della premeditazione e della crudeltà, sostenendo che non vi siano prove certe di un accanimento sulla vittima e chiedendo l’applicazione delle attenuanti generiche.

Femminicidio Francesca Deidda, esclusa aggravante della crudeltà: la decisione dei giudici per Igor Sollai

La Corte d’Assise d’Appello di Cagliari ha confermato la pena dell’ergastolo nei confronti di Igor Sollai, 43enne di San Sperate, già condannato in primo grado per l’omicidio volontario aggravato e l’occultamento del cadavere della moglie Francesca Deidda. La donna, 42 anni, era scomparsa il 10 maggio 2024 e i suoi resti furono rinvenuti il 18 luglio dello stesso anno all’interno di un borsone abbandonato nelle campagne tra Sinnai e San Vito. In aula era presente anche l’imputato, detenuto nel carcere di Uta, insieme ad alcuni familiari della vittima, tra cui il fratello Andrea Deidda, costituitisi parte civile.

Nel dispositivo della sentenza, i giudici hanno escluso l’aggravante della crudeltà e negato all’imputato qualsiasi diritto a indennità, impedendogli anche di avanzare pretese sulla casa familiare. È stato inoltre stabilito che non spetti alcun risarcimento agli zii della vittima, mentre rimane confermato quello riconosciuto al fratello. La decisione recepisce l’impianto accusatorio sostenuto dalla pubblica accusa, rappresentata tra gli altri dal procuratore generale Luigi Patronaggio, che aveva chiesto la conferma della pena massima senza riduzioni.