In Italia sta emergendo un movimento politico trasversale che potrebbe diventare una delle variabili più decisive alle prossime elezioni. I filoputiniani così chiamati per la loro vicinanza alle posizioni russe, stanno guadagnando consenso sia a destra che a sinistra. Questo movimento, che si oppone all’invio di aiuti militari a Kiev e al piano di riarmo europeo, è sostenuto da una macchina propagandistica ben finanziata e diffusa dai media.
Il fenomeno non è nuovo. Le radici della guerra d’influenza russa in Europa risalgono al 2014, quando le truppe russe senza insegne invasero l’Ucraina, portando all’annessione della Crimea e all’inizio della guerra nel Donbass. Da allora, Mosca ha lavorato per destabilizzare il quadro europeo, sostenendo partiti e movimenti politici anti-sistema.
Le origini del movimento filoputiniano
L’ascesa dei partiti filoputiniani in Europa è stata costante e continua. A partire dal 2014, con l’invasione russa dell’Ucraina, si sono susseguiti eventi e iniziative politiche volte a destabilizzare l’Unione Europea. Tra questi, il successo dell’Ukip di Nigel Farage e il referendum del 2016 per la Brexit, l’exploit di Marine Le Pen in Francia nel 2017 e nel 2022, e il consolidamento del Movimento 5 Stelle e della Lega in Italia.
La pandemia e il periodo post-pandemico hanno accelerato la crescita di questi movimenti, grazie all’effetto della propaganda via social. I canali informali sono diventati la principale fonte di informazione per la quasi totalità della popolazione occidentale, veicolando narrazioni complottiste e critiche alle istituzioni democratiche europee.
La strategia di destabilizzazione
La strategia filoputiniana sta avendo un grande successo, potendo contare su almeno tre partiti che potranno influenzare il futuro governo, sia questo di centrodestra che di centrosinistra. Quel 10-15% di consenso potrebbe determinare sostanzialmente le scelte di politica estera del nostro Paese.
Ad alimentare il sospetto di una vera e propria operazione di engineering politico vi sono anomalie che circondano la figura di Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale. Il suo libro, “Il mondo al contrario”, ha scalato le classifiche dei libri più venduti in Italia, vendendo più di novantamila copie e raggiungendo il quinto posto nel 2023. Tuttavia, il testo presenta stranezze sintattiche e concettuali che fanno pensare a una stesura a più mani o a una traduzione automatica.
Inoltre, i fondi che sostengono la macchina organizzativa di Futuro Nazionale sono un mistero. Si sospetta che possano provenire da fonti offshore riconducibili alla galassia russa o dal movimento MAGA americano. Questo intreccio di sovvenzioni transatlantiche e sovraniste sfrutta le zone d’ombra dei finanziamenti ai movimenti politici per inoculare nell’opinione pubblica italiana tesi apertamente filo-russe e anti-Nato.
Le conseguenze per l’Italia
L’ascesa politica di Vannacci e dei filoputiniani non può essere derubricata a un mero fenomeno di costume. Trattarla con superficialità significa ignorare le dinamiche della moderna guerra ibrida. Un governo condizionato da partiti filorussi potrebbe portare a un sfilacciamento dall’Asse Atlantico isolando diplomaticamente l’Italia e compromettendo la condivisione di informazioni d’intelligence cruciali con gli alleati.
Inoltre, il Cremlino ha alzato l’asticella della guerra ibrida, integrando la disinformazione digitale con atti di vero e proprio sabotaggio fisico sul territorio europeo. Gli episodi di sabotaggio, come gli incendi dolosi di siti strategici, rendono il clima politico e di sicurezza eccezionalmente fragile. In questo ecosistema di minacce non convenzionali, l’azione di condizionamento dell’opinione pubblica svolta da figure come Vannacci funziona da perfetto detonatore ideologico.
Di fronte a questo panorama, è fondamentale monitorare attentamente l’ascesa dei filoputiniani e le loro implicazioni per la sicurezza nazionale e la stabilità politica dell’Italia.
