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Alla stazione di Roma Termini la Procura ha avviato un’inchiesta su presunte sottrazioni di merce e pratiche di vendita irregolari in un punto vendita Coin. L’indagine riguarda dipendenti del negozio e alcuni appartenenti alle forze dell’ordine indicati come beneficiari di una presunta rete illecita. Le accuse si fondano su conversazioni private, immagini di videosorveglianza e riscontri di inventario.
Le verifiche, svolte dopo controlli interni e segnalazioni, hanno portato all’iscrizione di 44 persone nel registro degli indagati. Gli investigatori hanno acquisito chat e video ritenuti utili per ricostruire modalità e responsabilità. La Procura contesta una serie di comportamenti ricorrenti che avrebbero determinato un ammanco economico significativo. L’attività probatoria continua con accertamenti sui flussi di vendita e sulla catena di responsabilità.
Come si è sviluppata l’inchiesta
L’attività probatoria è proseguita con approfondimenti mirati sui flussi di vendita e sulla catena di responsabilità. La direzione ha disposto un potenziamento della videosorveglianza e ha commissionato verifiche esterne sui conti.
La segnalazione iniziale riguardava discrepanze nell’inventario dell’anno precedente, cui si sarebbero aggiunti ammanchi successivi. I controlli contabili hanno evidenziato differenze sistematiche tra movimenti di magazzino e registrazioni di vendita.
I filmati acquisiti sono stati esaminati dagli investigatori. Secondo gli inquirenti mostrerebbero consegne di merce non corrispondenti alle registrazioni e transazioni considerate anomale rispetto alle procedure aziendali.
Per ricostruire le responsabilità sono stati incrociati dati della videosorveglianza, registri di cassa e documentazione logistico-amministrativa. Le verifiche hanno incluso controlli su turni, autorizzazioni e accessi ai locali di stoccaggio.
Le verifiche esterne hanno adottato anche accertamenti tecnici e audit finanziari. Gli esiti preliminari hanno motivato l’estensione delle indagini a ulteriori periodi contabili e a soggetti coinvolti nei processi operativi.
Le evidenze digitali
Gli esiti preliminari hanno motivato l’estensione delle indagini a ulteriori periodi contabili e a soggetti coinvolti nei processi operativi. Nei dispositivi sequestrati agli indagati sono state trovate conversazioni che, secondo gli accertamenti, documentano accordi per mettere da parte articoli, fissare appuntamenti o richiedere prodotti «per uso personale». Queste conversazioni sono considerate dagli inquirenti elementi chiave perché descrivono un flusso di comunicazioni costante e coordinato tra clienti privilegiati e personale di cassa. Le comunicazioni digitali contengono anche indicazioni su orari e modalità di ritiro della merce, elementi ritenuti utili per ricostruire la catena degli eventi.
I filmati della videosorveglianza
I video interni sono stati ritenuti particolarmente rilevanti. Le riprese mostrano, in più occasioni, operazioni al bancone in cui la cassiera seleziona merce, rimuove dispositivi antitaccheggio e inserisce articoli in buste che poi non seguono le normali procedure di cassa. In qualche caso le ricevute emesse non corrispondono agli importi reali o sono ricevute precedenti riutilizzate come giustificativi di consegna. Gli investigatori stanno confrontando le immagini con le registrazioni fiscali e le chat per individuare corrispondenze temporali e responsabilità operative.
Le persone coinvolte e le accuse
Gli investigatori, dopo aver confrontato le immagini con le registrazioni fiscali e le chat, hanno esteso le verifiche ad ulteriori soggetti. Nel fascicolo compaiono, oltre a numerosi dipendenti del negozio, anche appartenenti alle forze dell’ordine in servizio nello scalo ferroviario. Tra gli indagati figurano agenti di polizia e carabinieri; alcuni sono stati trasferiti in via precauzionale. La Procura descrive un insieme di condotte che, a suo avviso, configurerebbero il reato di furto aggravato e delineerebbero un sistema strutturato, non errori isolati.
La posizione della cassiera e le richieste di arresto
Tra gli indagati emerge la posizione di una ex cassiera di 43 anni, ritenuta responsabile di circa ottanta episodi contestati. Le accuse comprendono sottrazione di merce e manipolazione degli scontrini, secondo gli atti d’indagine.
La donna è stata sospesa e successivamente licenziata. Davanti al Gip si è avvalsa della facoltà di non rispondere e ha rilasciato dichiarazioni spontanee in cui ha ammesso leggerezze, pur negando arricchimento personale.
Per quattro dipendenti la Procura ha chiesto la custodia in carcere. Il giudice per le indagini preliminari si è riservato la decisione; la misura cautelare sarà valutata nei prossimi passaggi procedurali.
Ruolo dei PM e delle difese
Il giudice si è riservato la decisione; la misura cautelare sarà valutata nei prossimi passaggi procedurali. A seguire l’istruttoria sono il procuratore aggiunto e il pubblico ministero titolare dell’indagine. Essi hanno contestato numerosi episodi avvenuti in un lasso di tempo ristretto.
Le difese sono rappresentate anche da avvocati noti. Gli avvocati sostengono che molti clienti abbiano creduto di pagare merce a prezzo scontato. Altri scambi, secondo le difese, rientrerebbero in pratiche commerciali scorrette ma non configurerebbero furti sistematici.
Dinamicità delle versioni e elementi di prova
Le posizioni difensive sostengono che alcuni acquisti siano stati effettuati tramite POS con sconti applicati. La Procura replica indicando episodi in cui gli articoli sarebbero usciti senza pagamento o con ricevute non corrispondenti.
Il quadro accusatorio si fonda su una combinazione di elementi: chat, filmati e riscontri contabili. Questi elementi, messi insieme, delineano agli inquirenti un modus operandi continuo e pianificato. Le prove saranno valutate nelle prossime fasi procedurali per verificarne la coerenza e la rilevanza.
Conseguenze interne e trasloco di personale
Per limitare possibili interferenze, le forze dell’ordine hanno disposto trasferimenti temporanei di alcuni militari e agenti. La direzione del punto vendita ha adottato misure di sicurezza più stringenti e ha fornito alla Procura atti e materiali utili all’accertamento dei fatti.
La vicenda resta aperta e verrà approfondita nelle prossime udienze, dove saranno valutate la natura delle prove raccolte e la fondatezza delle contestazioni. Il dibattito pubblico si concentra sulla fiducia nelle istituzioni e sui controlli interni alle catene commerciali, alla luce del rischio che abusi organizzati possano rimanere non individuati per lunghi periodi.