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G7, Trump e Meloni tra frecciate e siparietti. Leader a Evian compatti su Ucraina

G7, Trump e Meloni tra frecciate e siparietti. Leader a Evian compatti su Ucraina

(Adnkronos) - Un tentativo di disgelo, un “chiarimento” dopo settimane di tensioni e reciproche incomprensioni, con un obiettivo - un mantra, quasi - che resta sempre lo stesso: preservare la compattezza del fronte occidentale. Nella seconda giornata del G7 di Evian, Giorgia Meloni prova a ricu...

(Adnkronos) – Un tentativo di disgelo, un “chiarimento” dopo settimane di tensioni e reciproche incomprensioni, con un obiettivo – un mantra, quasi – che resta sempre lo stesso: preservare la compattezza del fronte occidentale. Nella seconda giornata del G7 di Evian, Giorgia Meloni prova a ricucire il rapporto con il presidente americano Donald Trump, incrinatosi nelle ultime settimane sul dossier iraniano.

Il tycoon aveva puntato il dito contro l’Italia, accusandola di non aver fatto abbastanza, mentre Roma aveva optato per una linea più prudente: vedi il no all’uso della base di Sigonella. 

 

 

Nessun ritorno di fiamma né colpi di spugna sul grande gelo delle ultime settimane, ma qualcosa comincia a muoversi. Sulle rive del lago Lemano, nella cornice esclusiva del Royal Hotel, i due leader hanno avuto un nuovo scambio di battute a margine dei lavori del vertice francese, dopo il colloquio informale andato in scena già nella serata di lunedì durante la cena dei leader.

Un confronto, quello di ieri sera, che fonti diplomatiche italiane descrivono come un incontro di chiarimento, definito “utile” nel contesto del G7, dove le occasioni di contatto tra i capi di Stato e di governo si moltiplicano tra sessioni di lavoro e momenti informali. 

Secondo le stesse fonti, il colloquio avrebbe avuto come sfondo la necessità di riaffermare l’unità dell’Occidente, ritenuta “necessaria in questa fase di crisi”.

Non sarebbe stato affrontato un singolo dossier specifico, bensì una serie di questioni destinate a tornare al centro delle interlocuzioni anche nelle prossime ore.  

Non è mancato un siparietto, in una pausa dei lavori. “Siete di nuovo amici?”: è la domanda del presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, che dà il via a uno scambio di battute tra Trump e Meloni. “Lo siamo sempre stati”, replica pronta la premier italiana. Ma il tycoon non si fa sfuggire l’occasione per punzecchiare, facendo riferimento alle recenti frizioni sul tema Iran: “Sono stato abbandonato”, dice rivolto al cancelliere tedesco Friedrich Merz. Un’uscita che si chiude tra le risate della premier: “No, non è vero!”. 

 

 

Le prove di riavvicinamento tra Roma e Washington si inseriscono in una giornata dominata soprattutto dal dossier ucraino. Fonti diplomatiche italiane riferiscono che al tavolo con Volodymyr Zelensky (protagonista anche di un trilaterale con Trump ed Emmanuel Macron) sarebbe emersa una “forte compattezza” del G7 nel sostegno a Kiev. Tre i punti principali condivisi dai leader: il rafforzamento del sostegno militare ed energetico all’Ucraina – con particolare attenzione alla difesa aerea – e la conferma della linea di pressione su Mosca, con l’Ue pronta a sfoderare un nuovo pacchetto di sanzioni. I bombardamenti russi delle ultime ore vengono letti come un ulteriore segnale della mancanza di aperture verso un negoziato, mentre l’Italia avrebbe contribuito con circa 30-35 milioni di euro agli interventi sulle infrastrutture energetiche ucraine. Proprio sul dossier ucraino, sottolineano le fonti, sarebbe emersa una sostanziale convergenza di vedute tra Trump e gli altri leader del G7, inclusa Meloni. “Mosca deve fare un accordo”, il pressing di Trump, secondo il quale sarà “presto” possibile reintrodurre le sanzioni sul petrolio russo. 

Sul fronte mediorientale, invece, non si sarebbero registrate particolari frizioni durante la cena dei leader sul tema dello Stretto di Hormuz. La questione è approdata al centro della colazione di lavoro dedicata al Medio Oriente, allargata alla partecipazione di Egitto, Emirati Arabi Uniti e Qatar. Da Washington sono attesi ulteriori dettagli sulla prima fase dell’intesa con Teheran, mentre l’Italia intende ribadire la centralità della libertà di navigazione in un’area considerata strategica per gli equilibri energetici globali.  

 

 

Tornando all’Ucraina, nella prima sessione del vertice la presidente del Consiglio ha ribadito la necessità di mantenere il sostegno a Kiev, sostenendo che la situazione sul campo contraddice la narrativa di Mosca. Secondo Meloni, l’avanzata russa si sarebbe gradualmente esaurita dopo aver prodotto guadagni territoriali modesti (a oggi, Mosca ha conquistato meno dell’1,5% del territorio ucraino) a fronte di perdite umane e materiali molto elevate. Per questo – è il ragionamento di Meloni – Mosca non può pretendere, nei negoziati, concessioni territoriali che non è riuscita a ottenere militarmente. La premier ha anche segnalato difficoltà crescenti all’interno della Russia stessa – economiche e di consenso interno – sottolineando che la coesione degli alleati occidentali è condizione indispensabile per rendere credibile qualsiasi negoziato. Da Evian è emersa una posizione chiara: un eventuale accordo di pace dovrà basarsi sul diritto internazionale e non potrà legittimare annessioni ottenute con la forza. L’obiettivo rimane favorire un incontro diretto tra Zelensky e Putin, pur registrando che, al momento, da Mosca non sono arrivati segnali concreti in direzione di una soluzione negoziale. 

Nella seconda sessione, allargata ai partner mediorientali, Meloni ha messo al centro il ruolo strategico delle monarchie del Golfo come interlocutori privilegiati su energia, tecnologia e sviluppo. La presidente del Consiglio ha sottolineato come questi Paesi stiano attraversando profondi processi di modernizzazione senza rinunciare alla propria identità, e ha osservato che proprio questa traiettoria di crescita li ha resi bersaglio di tensioni regionali. L’invito rivolto ai partner è stato quello di trasformare l’attuale instabilità in un’occasione per rafforzare la cooperazione tra Europa, G7 e Golfo, valorizzando le convergenze strategiche già esistenti. Meloni ha espresso apprezzamento per i recenti accordi nell’area mediorientale, giudicandoli un fattore di stabilità. Particolare attenzione è stata riservata alla sicurezza delle rotte marittime e alla libertà di navigazione, ambiti in cui l’Italia intende continuare a contribuire attraverso le missioni internazionali. Sul fronte delle crisi aperte, la premier ha richiamato la necessità di scongiurare ulteriori escalation e di perseguire soluzioni politiche durature per Gaza e il Libano, nell’ottica di una stabilizzazione di lungo periodo dell’intera regione. 

Nel panel con Banca Mondiale e Banca Africana, invece, Meloni ha bocciato la vecchia cooperazione internazionale – giudicata paternalistica e inefficace – proponendo un nuovo partenariato paritario fondato su trasparenza e rispetto della sovranità. Forte dell’aumento degli aiuti italiani nel 2025, la premier ha rilanciato l’approccio strategico del Piano Mattei e del Corridoio di Lobito, chiedendo azioni concrete sul debito sovrano per evitare che i Paesi vulnerabili cadano in nuove forme di dipendenza.  

 

 

I leader del G7, inoltre, hanno siglato tre dichiarazioni. Sulla cooperazione allo sviluppo, un impegno a riformare il sistema degli aiuti puntando su investimenti privati e partnership vantaggiose, con un richiamo al Piano Mattei per l’Africa. Sull’ebola, l’appello a una risposta urgente e coordinata: sul tavolo oltre 1,5 miliardi di dollari. Per quanto riguarda la lotta al cancro, l’obiettivo è ridurre la mortalità per tumore al polmone entro dieci anni, con condivisione internazionale dei dati e uso dell’intelligenza artificiale. (dall’inviato Antonio Atte) 

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