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Caso Garlasco, stop del Gip agli approfondimenti: "Pm già a lavoro su pc Stasi e Poggi"

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Accertamenti sui pc e nuove tensioni processuali: il caso Garlasco va avanti dopo il no del giudice.

Il caso di Garlasco torna sotto i riflettori a seguito della decisione del giudice di bocciare l’intervento richiesto nell’ambito della nuova indagine. Gli accertamenti sui pc sono ritenuti cruciali dalla difesa di Sempio per fare luce su alcuni aspetti ancora controversi dell’omicidio e sulle modalità con cui proseguiranno le verifiche investigative.

Garlasco, le analisi sui computer e il nodo del movente

Gli approfondimenti richiesti dalla difesa riguardavano sia il computer utilizzato dalla famiglia Poggi sia quello di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione. I contenuti informatici del pc dell’ex fidanzato della vittima continuano infatti a rappresentare un elemento centrale nelle ipotesi investigative, soprattutto in relazione al possibile movente del delitto del 13 agosto 2007.

La Cassazione ha più volte evidenziato che il movente non è mai stato chiarito, ipotizzando un’origine interna alla relazione di coppia. Nel frattempo, le nuove indagini della Procura comprendono verifiche su entrambe le copie forensi, mentre le diverse parti processuali restano divise sull’interpretazione dei primi esiti: “Ciò che certamente si può affermare è che, dai primi accertamenti, il dato fornito dalla difesa Poggi non risulta affatto confermato”, hanno risposto  gli avvocati di Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis.

Garlasco: giudice boccia indagine difensiva sui pc

La giudice per le indagini preliminari di Pavia, Daniela Garlaschelli, ha respinto l’istanza presentata dai legali di Andrea Sempio per l’ammissione di un incidente probatorio nell’ambito delle nuove indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. La decisione si fonda sul fatto che la Procura abbia già affidato gli accertamenti informatici a un proprio consulente, con tempi di esecuzione inferiori ai due mesi previsti dalla legge come requisito per questo tipo di strumento processuale.

Come chiarito nel provvedimento, manca dunque il presupposto tecnico-procedurale necessario, poiché le analisi disposte “non superano i 60 giorni”. A confermare la linea difensiva è l’avvocato Liborio Cataliotti, che assiste Sempio insieme ad Angela Taccia, spiegando che la richiesta è stata rigettata: A noi va benissimo anche così perché, pur non avendo la discovery, abbiamo indotto la nuova consulenza sul computer di Stasi, commenta all’Adnkronos.