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Giorgio Perinetti, noto dirigente sportivo italiano, ha trascorso gran parte della sua vita nel mondo del calcio, collezionando successi e gioie. Tuttavia, dietro il suo percorso professionale si cela un dramma personale che ha profondamente segnato la sua esistenza. La sua storia è raccontata nel libro Quello che non ho visto arrivare, scritto insieme a Michele Pennetti, e sarà presentato al Tennis Club Napoli, un evento che promette di portare un messaggio di speranza ai genitori e a chi vive situazioni simili.
Perinetti ha affrontato la perdita della moglie nel 2015 e, tragicamente, quella della figlia Emanuela nel 2026. Quest’ultima, un’affermata manager nel settore del marketing sportivo e grande appassionata di calcio, ha lottato contro l’anoressia, una battaglia che l’ha portata via a soli 33 anni. Con la pubblicazione di questo libro, Perinetti desidera offrire supporto a genitori che si sentono smarriti di fronte a una malattia così complessa.
Un viaggio nel dolore e nella speranza
La decisione di scrivere il libro è maturata in seguito a un’intervista con Pennetti, che ha incoraggiato Perinetti a condividere la sua esperienza. “Volevo che la mia storia, pur nel dolore, potesse aiutare altri”, spiega. Emanuela ha mostrato segnali di attaccamento alla vita, e il padre ha sentito la necessità di raccontare quegli attimi di speranza, per aiutare chi sta vivendo situazioni simili.
La scoperta della malattia
Il momento in cui Perinetti ha capito la gravità della situazione è arrivato durante una vigilia di Ferragosto del 2026. In un incontro a Napoli, ha notato il dimagrimento preoccupante della figlia. Una signora, accanto a lui, gli ha fatto notare che Emanuela sembrava troppo magra e che si ritirava dopo ogni pasto. “Non potevo credere a ciò che stavo ascoltando”, ricorda Perinetti. Emanuela, per nascondere la verità, ha mentito dicendo di essere malata di un tumore, ma le sue parole erano soltanto un modo per evitare di affrontare il problema reale.
Il rifiuto delle cure e la lotta interiore
La negazione della malattia è una delle reazioni più comuni in chi soffre di anoressia. Perinetti ha tentato di comunicare apertamente con Emanuela, esprimendo il suo desiderio di aiutarla, ma ogni volta la risposta era un rifiuto. “Ti devo salvare, non posso vederti morire”, le diceva, ma la giovane si ostinava a sostenere che tutto fosse sotto controllo. Questa situazione ha portato Perinetti a riflettere su quanto fosse difficile riconoscere i segnali di allerta, specialmente quando si è immersi in una vita frenetica e lavorativa.
Il dolore di un padre
La perdita di una figlia è un’esperienza devastante, e Perinetti sa bene quanto sia innaturale e straziante. In Italia, circa quattro milioni di persone soffrono di disturbi alimentari, e l’anoressia è una condizione che può essere curata se affrontata con la giusta attenzione. Perinetti esorta quindi i genitori a prestare attenzione ai segnali di disagio dei propri figli e a non sottovalutare le richieste di aiuto.
Un percorso professionale di successi
Nonostante il dolore personale, Perinetti ha costruito una carriera di grande successo nel mondo dello sport. Tra le sue intuizioni, ha avuto il merito di lanciare Antonio Conte nel mondo degli allenatori. “Quando lo vedevo in campo con giocatori del calibro di Zidane e Davids, capii subito che era un predestinato”, afferma. Oggi, Conte è riconosciuto come uno dei migliori allenatori e ha ricevuto il prestigioso premio della panchina d’oro per la scorsa stagione, un riconoscimento che testimonia la sua dedizione e le sue capacità.
Inoltre, Perinetti ha vissuto momenti difficili come quello in cui ha dovuto comunicare a Diego Maradona la sua squalifica per uso di cocaina. “Quella fu una situazione molto delicata. Non dimenticherò mai la sua reazione”, ricorda. Un episodio che mette in luce la complessità delle relazioni nel mondo del calcio, dove la pressione e le sfide personali si intrecciano con la carriera professionale.