La guerra in Ucraina entra in una fase di crescente tensione. Mentre la Russia intensifica gli attacchi contro Kiev e altre città, aumentano i timori per una possibile nuova offensiva nel Nord del Paese e per un’ulteriore escalation che potrebbe coinvolgere anche la Nato.
Mosca intensifica gli attacchi, Kiev teme una nuova offensiva dal Nord
La guerra in Ucraina entra in una fase particolarmente delicata, mentre sul terreno aumentano i bombardamenti russi e sul fronte diplomatico cresce il timore di un’ulteriore escalation. Il premier polacco Donald Tusk ha indicato i prossimi sei mesi come un passaggio cruciale per la sicurezza europea, senza escludere il rischio di provocazioni russe contro un Paese della Nato.
Una valutazione condivisa anche dal segretario generale dell’Alleanza, Mark Rutte. Parallelamente, secondo quanto riferito dal vicecapo dell’ufficio presidenziale ucraino Pavlo Palisa, i vertici militari di Mosca avrebbero ricevuto l’incarico di elaborare diversi scenari per una possibile offensiva nell’Ucraina settentrionale, con Kiev e Chernihiv tra gli obiettivi principali.
Il quadro viene però seguito con attenzione dopo le esercitazioni nucleari russo-bielorusse di maggio e l’incontro a Valdai tra Vladimir Putin e Alexander Lukashenko, dedicato, secondo il Cremlino, a «questioni regionali e internazionali urgenti, oltre a temi di sicurezza».
Sullo sfondo resta inoltre la situazione dell’esercito russo: Mosca continuerebbe ad arruolare circa mille uomini al giorno, ma perderebbe mensilmente circa seimila militari in più rispetto alle nuove reclute. Una nuova mobilitazione generale sarebbe politicamente rischiosa dopo quella dell’autunno 2022, che provocò l’esodo di circa un milione di cittadini russi, meno della metà dei quali sarebbe successivamente rientrata nel Paese.
Guerra Ucraina, Kiev sotto attacco: sferrato raid russo con oltre 600 tra droni e missili
La pressione militare si concentra intanto sulle città e sulle infrastrutture ucraine. Tra il 27 e il 28 agosto la Russia ha condotto uno degli attacchi più pesanti degli ultimi mesi, utilizzando 598 droni, tra Shahed ed esche, e 31 missili, compresi due Kinzhal e nove Iskander-M. Kiev è stata tra le aree maggiormente colpite, con danni ad abitazioni, uffici e scuole. A Myla, nel distretto di Bucha, un drone russo avrebbe raggiunto un deposito di munizioni: l’esplosione ha provocato 37 morti, tra cui quattro bambini, e 42 feriti, oltre a danneggiare o distruggere almeno 50 edifici residenziali e una struttura destinata ad anziani e persone con disabilità.
Volodymyr Zelensky ha denunciato una «negligenza grave» per la presenza delle munizioni vicino alle abitazioni e ha annunciato l’apertura di un procedimento penale, mentre per il 30 agosto è stata proclamata una giornata di lutto nella regione.
Gli attacchi sono proseguiti anche sabato 29 agosto: nel quartiere Obolonsky di Kiev un drone è precipitato tra alcuni edifici residenziali, provocando un incendio in un palazzo di 12 piani, mentre altre esplosioni sono state segnalate nella capitale. Una bambina di due anni sarebbe rimasta uccisa durante i raid diurni e diverse persone ferite. Mosca sostiene inoltre di aver colpito un’impresa di costruzione navale a Kiev, obiettivi portuali a Mykolaiv e un posto di comando ucraino nella regione di Kharkiv, dove, secondo fonti russe citate dalla Tass, sarebbe morto il tenente Yaroslav Kotyuzhansky. Kiev, dal canto suo, continua a rispondere puntando sulla logistica e sulle infrastrutture russe: droni ucraini hanno colpito nell’area di Rostov sul Don depositi riconducibili a Ozon, Dns e Chizhik, causando sette feriti, tra cui due bambini, e danni ad alcuni edifici.
Sul piano internazionale si muove anche Londra, con il premier britannico Andy Burnham che ha promesso a Kiev la condivisione di informazioni finora riservate sui componenti degli Storm Shadow e l’intenzione di sostenere la richiesta di ulteriori intercettori Patriot al vertice Onu di settembre. Nel frattempo, secondo indiscrezioni riportate dal Kyiv Post, il direttore della Cia John Ratcliffe avrebbe chiesto durante una visita non annunciata a Mosca di sospendere gli attacchi ucraini contro la capitale russa, segnale di contatti diplomatici che continuerebbero parallelamente agli scontri sul campo.
