(Adnkronos) – “Corrono veloci, non hanno bandiera, amano TikTok e mostrarsi: non rinunciano alle riprese neppure quando saccheggiano un negozio o rompono una vetrina e, poi, si vantano postando. C’è la chiama generazione S, a indicare la parola ‘Selfie’ e quel bisogno di apparire prima che di rivendicare diritti”. L’identikit dei giovanissimi che sono scesi in piazza la offre, all’Adnkronos, chi per lavoro macina chilometri per cortei e che, in questi anni, almeno venti, ha visto anarchici, antagonisti, black bloc e centri sociali scendere in strada.
Non bisogna generalizzare, ma i volti di chi da due giorni sta mettendo a ferro e fuoco la città si assomigliano un po’ tutti. Imberbe, sempre vestito di nero, un cappuccio a coprire il volto e spesso un passamontagna. Un abbigliamento che più che a identificare serve a confondere, perché indossato dalla gran parte dei giovanissimi. “Li chiamano ‘maranza’, italiani di seconda generazione, ma più che a urlare slogan e a rivendicare diritti, ieri e oggi erano tutti a fare video per i social.
Il cellulare è la loro naturale prosecuzione del braccio, più che un corteo o un assalto sembra la diretta di un reality” dice con amarezza l’uomo in divisa.
E TikTok, la piattaforma che usano anche per muoversi come pedine sulla scacchiera, dimostra con numeri impressionati l’attenzione per gli assalti in città. “C’è chi pur di apparire non esita ad abbassarsi il passamontagna…”, dimenticando che non è l’unico che guarda.
E’ anche attraverso i video che passano gli arresti in flagranza differita, ma la vanità è un peccato di tanti.
La differenza di età e velocità è un grande handicap in una piazza che, per la prima volta, appare senza controllo, ma le diversità rispetto al passato sono anche altre. “Sono giovanissimi, in gran parte minorenni, non sono inquadrati in gruppi conosciuti quindi è anche difficile capire con chi si può tentare di dialogare. C’è chi è mosso dalla rabbia di una città che non sa più accogliere, e chi dalla noia di chi sa che è inutile provare a farsi ascoltare” spiega chi conosce bene Milano. Una scelta, quella della violenza, che tanti altri giovani scesi in piazza condannano con forza.
Più di tutto, però, sconcerta la capacità di muoversi in gruppi molto piccoli e di dissolversi subito dopo aver colpito, lasciando frustrazione in chi sta ancora capendo come spostare mezzi e persone. “Non è una questione di numeri: con più uomini e donne in strada potremmo fermare più violenti, ma la verità è che non è possibile arginare del tutto questa violenta devastazione” conclude l’uomo che anche stasera dà la caccia ai violenti di Milano.
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