Milano, 12 ott. (askanews) – Più tecnologia, ma non necessariamente più produttività. Nelle imprese italiane, la frammentazione degli strumenti digitali genera costi e rallenta il lavoro. A fotografare il fenomeno è il Factorial Business Facts Index 2026, presentato al Factorial Summit di Milano.Secondo la ricerca, il 44,3% delle aziende italiane paga almeno due software che svolgono sostanzialmente la stessa funzione.
Una dispersione che si traduce anche in perdite economiche: per un’impresa con mille dipendenti, il tempo perso dai manager vale quasi 344 mila euro l’anno.”La verità è che oggi abbiamo un problema di efficienza: abbiamo troppi tool e sono scollegati tra loro. Immaginate quando dobbiamo cercare dei dati su diversi software, o reperire informazioni chiedendo a duemila persone nella nostra azienda.
Questo non è solo un problema di efficienza, ma è anche un problema di costi che incide direttamente sulle finanze della nostra azienda” ha dichiarato Nicola Laganà, Vicepresidente del Marketing di Factorial.Il continuo passaggio da un’applicazione all’altra sottrae tempo alle attività strategiche. Per il 63,8% dei manager italiani, infatti, questa frammentazione penalizza il lavoro.
E il 76,7% dei leader ritiene che la propria azienda funzionerebbe meglio con meno strumenti software, più centralizzati.”Al giorno d’oggi l’idea è quella di ridurre il numero di tool e utilizzarne alcuni che lavorino direttamente nei nostri processi, nei nostri dati e nei nostri sistemi. Questa è esattamente la strada che stiamo percorrendo con Factorial, un software che si occupa di gestire la parte più ridondante del lavoro e restituisce ai dipendenti il tempo da dedicare alle attività di maggior valore strategico” ha aggiunto Laganà.La sfida, quindi, non è aggiungere tecnologia, ma connettere strumenti, dati e processi. Solo così l’innovazione, compresa l’intelligenza artificiale, può tradursi in un reale miglioramento dell’organizzazione aziendale.