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Indagine sulla morte del costumista a Capri: primo indagato iscritto al registro

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La svolta formale nell'inchiesta riguarda l'iscrizione di un collega nel registro degli indagati dopo che le telecamere avrebbero contraddetto la sua versione: quali sono i punti ancora da chiarire sulla morte di Luca Canfora?

La Procura di Napoli ha compiuto un passo formale nell’inchiesta sulla morte del costumista Luca Canfora, trovando elementi tali da iscrivere un suo collega nel registro degli indagati per false dichiarazioni al pm. Il fatto risale al primo settembre 2026, quando Canfora fu rinvenuto senza vita nelle acque intorno a Capri mentre erano in corso le riprese del film Parthenope del regista Paolo Sorrentino. Le indagini, già complesse, hanno ora un nuovo sviluppo che porta al riesame di dichiarazioni rese agli inquirenti e confrontate con materiale video.

Secondo quanto emergerebbe dagli atti, la versione fornita dal collega — sentito in un primo momento come persona informata dei fatti — contiene particolari poi smentiti dalle registrazioni di videosorveglianza. Per questo motivo la Procura ha spedito un invito a comparire all’interessato, finalizzato a un nuovo ascolto in presenza di un difensore. L’iscrizione nel registro ha natura formale: l’accusa contestata è quella di aver reso informazioni mendaci agli ufficiali di polizia giudiziaria, una circostanza che apre nuovi interrogativi nel quadro già fitto della vicenda.

L’inchiesta e il ruolo delle testimonianze

Il fascicolo porta l’attenzione sugli spostamenti e sulle dichiarazioni raccolte sul set dei Giardini di Augusto. Gli investigatori hanno preso in esame decine di testimonianze, compresa quella del regista Paolo Sorrentino, e hanno confrontato ogni ricostruzione con le sequenze registrate dalle telecamere. In più di un caso, l’analisi ha permesso di stabilire con precisione gli accessi e le uscite delle persone coinvolte nelle riprese, creando così una griglia temporale scelta come riferimento per valutare la coerenza delle deposizioni.

La versione contestata e le immagini

La contestazione nei confronti del collega riguarda in particolare il racconto di un incontro breve con Canfora in un orario specifico fuori dai giardini: una circostanza che, secondo gli investigatori, sarebbe stata smentita dalle immagini. Le telecamere hanno infatti documentato gli ingressi di quasi tutti gli addetti ai lavori e tracciato i loro percorsi, ma lasciano un buco rispetto al punto di uscita di Canfora. È proprio questa discrepanza tra parola e filmato che ha indotto a riconsiderare la posizione di chi aveva riferito quel colloquio.

I nodi ancora irrisolti sulla dinamica della morte

Oltre alle anomalie nelle testimonianze, permangono elementi fisici e di contesto che non trovano spiegazione univoca. Sono state disposte due autopsie, su richiesta anche del fratello di Canfora, che hanno escluso segni compatibili con una caduta dall’alto nel punto in cui fu ritrovato il corpo. Il dato autoptico, unito alla geografia rocciosa della zona, rende difficile sostenere la pista del volo volontario o accidentale. Allo stesso tempo restano senza risposta domande pratiche: come è finito il corpo in acqua, perché nessuno avrebbe notato un uomo precipitare, dove sono finiti il portafogli e la felpa rosa del costumista?

Elementi materiali e indizi telefonici

Un altro pezzo del puzzle riguarda il telefono cellulare di Canfora: gli investigatori hanno rilevato che il dispositivo sarebbe rimasto operativo per almeno 24 ore dopo la morte, circostanza che solleva dubbi sulla dinamica e sui movimenti successivi al decesso. Anche questo aspetto è al centro delle attività investigative, perché può fornire tracce di localizzazione o di contatti utili a ricostruire le ultime ore di vita. L’insieme degli elementi materiali, dalle immagini ai reperti, compone un quadro ancora incompleto.

Prospettive investigative e possibili scenari

La Procura, coordinata nel procedimento dal pm Silvio Pavia, sta valutando se gli elementi raccolti siano sufficienti per formulare un’ipotesi di reato diversa o se il fascicolo dovrà procedere verso una richiesta di archiviazione. L’iscrizione del collega come indagato per false dichiarazioni non predetermina sviluppi successivi in termini di responsabilità penale per la morte: si tratta di un atto che mira a chiarire una discrepanza tra dichiarazioni e riscontri oggettivi. Il soggetto indagato ha facoltà di avvalersi della non risposta e potrà difendersi con l’assistenza di un legale durante l’eventuale interrogatorio.

In conclusione, la vicenda conserva molte zone d’ombra: la combinazione di videoregistrazioni, esami medico-legali e testimonianze dovrà offrire certezze più nette. Fino ad allora rimangono aperte domande centrali sulla dinamica che ha portato alla morte del costumista Luca Canfora e sul perché alcuni elementi materiali non combacino con le ricostruzioni fornite. La prossima fase processuale sarà determinante per capire se l’inchiesta farà ulteriori passi avanti o se alcuni interrogativi resteranno irrisolti.