Un’indagine penale è stata avviata a seguito di una serie di segnalazioni che indicano la presenza di un presunto schema fraudolento all’interno dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. Secondo i carabinieri del Nas di Palermo, più di cento protesi al pene sarebbero state installate tra il 2018 e il 2024 a spese del Servizio sanitario nazionale (SSN) nonostante la normativa riservi tali interventi a casi eccezionali.
Le autorità hanno inserito nel registro degli indagati cinque medici, tra cui tre primari che operano in due reparti differenti dell’istituto. Se le ipotesi degli inquirenti saranno confermate, si parlerebbe di un danno economico consistente per la sanità pubblica, dato che il prezzo di una singola protesi può superare gli 8.000 euro.
Il pubblico ministero Alessia Battaglia coordina le indagini, che includono il sequestro di 112 cartelle cliniche.
Le accuse e i fatti alla base dell’indagine
Gli inquirenti ritengono che i medici abbiano fornito interventi gratuiti a pazienti che non soddisfacevano i rigorosi requisiti previsti dal Livelli essenziali di assistenza (LEA). Normalmente, le protesi al pene sono coperte dal SSN solo in situazioni particolari, come per i pazienti oncologici.
In tutti gli altri casi, la spesa – che può superare gli 8.000 euro – è a carico del paziente.
Numero di interventi e valore economico stimato
Il dato più significativo emerso dalle indagini è il conteggio di oltre 100 impianti effettuati in un arco di sei anni. Molti di questi interventi hanno attirato pazienti da altre regioni, attratti da campagne promozionali diffuse sui social network. La somma complessiva delle spese sostenute dal SSN, se confermata, supererebbe probabilmente la soglia dei 800.000 euro cifra che le autorità stanno valutando per definire l’entità del danno arrecato al patrimonio pubblico.
Il ruolo delle istituzioni e le operazioni di controllo
Il primo allarme è partito dall’Asp di Agrigento che ha segnalato un afflusso anomalo di pazienti, anche provenienti da fuori regione. L’organo ha avviato controlli interni, che hanno poi coinvolto l’assessorato regionale alla Salute. A seguito di queste verifiche, i carabinieri del Nas di Palermo hanno effettuato un blitz, sequestrando le cartelle cliniche relative agli interventi compiuti tra il 2018 e il 2024.
Procedura di sequestro e analisi delle cartelle cliniche
Le 112 cartelle cliniche sequestrate contengono le informazioni necessarie per ricostruire il percorso diagnostico e terapeutico dei pazienti coinvolti. Gli investigatori stanno verificando la presenza di eventuali falsificazioni, la corretta compilazione dei requisiti clinici e la congruità delle fatturazioni presentate al SSN. Il risultato di questa analisi consentirà di capire se le operazioni siano state realmente gratuite per i pazienti o se vi siano state violazioni delle norme di erogazione dei servizi sanitari.
Nel frattempo, l’ospedale San Giovanni di Dio resta sotto stretta osservazione da parte delle autorità sanitarie, che hanno promesso di adottare misure correttive per evitare il ripetersi di pratiche analoghe. Le indagini sono ancora in corso e ulteriori sviluppi saranno comunicati non appena disponibili.
