I dati macro statunitensi, pur confermando una crescita solida, mostrano segnali di rallentamento della domanda interna e un mercato del lavoro meno teso rispetto ai mesi scorsi. Questo rafforza le aspettative che la FED possa procedere con il primo taglio dei tassi nel primo trimestre del 2026, dopo oltre due anni di politica monetaria restrittiva.
La BCE mantiene un tono prudente: pur riconoscendo un rallentamento dell’inflazione, non intende affrettare una politica di allentamento.
Il messaggio è chiaro: la priorità resta la stabilità dei prezzi, ma la crescita nell’area euro rimane fragile, con segnali di stagnazione in Germania e nel Nord Europa. I mercati asiatici mostrano un andamento contrastato. Le Borse di Tokyo e Seul restano sostenute da una valuta debole e da aspettative di stimoli fiscali, mentre Shanghai e Hong Kong continuano a risentire delle incertezze legate al settore immobiliare cinese e alla debolezza dei consumi interni.
Il governo di Pechino ha annunciato nuovi interventi mirati per sostenere la liquidità del sistema finanziario, ma gli investitori restano scettici sulla capacità di rilanciare una crescita strutturale.
Sul fronte valutario, l’euro/dollaro resta stabile in area 1,08 mentre lo yen giapponese continua a indebolirsi, superando quota 152 contro il biglietto verde.
Gli investitori appaiono orientati verso un posizionamento più difensivo, privilegiando settori come sanità, energia e utilities, mentre il comparto tecnologico continua a godere di un certo favore, sebbene con valutazioni elevate.
La sfida, per mercati e policymaker, resta quella di trovare un equilibrio sostenibile tra inflazione, tassi e crescita reale.