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Tensioni in Iran: blackout di Internet fino a marzo mentre crescono le proteste

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Fino a marzo l’Iran resta senza accesso a Internet, tra proteste interne e timori di escalation internazionale.

In Iran prosegue il blackout di Internet, imposto dal governo per contenere le proteste interne, e secondo le autorità l’accesso ai servizi online internazionali resterà limitato almeno fino a marzo, in occasione del Capodanno persiano Nowruz.

Tensione in Medio Oriente: Putin media tra Iran e Israele mentre Teheran ribadisce la propria difesa

La situazione in Medio Oriente resta estremamente delicata. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha riferito che il presidente russo Vladimir Putin sta continuando a promuovere iniziative volte a ridurre le tensioni, sia attraverso contatti diretti con l’Iran sia tramite colloqui con altri leader, tra cui il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Putin ha sottolineato la disponibilità della Russia a sostenere la stabilità regionale e favorire il dialogo tra le parti coinvolte.

Nel frattempo, l’ambasciatore iraniano in Francia, Mohammad Amin Nejad, ha ribadito che l’Iran adotterà una difesa attiva in caso di attacco, pur affermando la volontà di privilegiare la diplomazia e la pace. Queste dichiarazioni arrivano in un contesto di crescente pressione internazionale e di possibili tensioni militari nella regione, con la Russia che cerca di mediare per evitare un’escalation.

Iran: blackout Internet fino a fine marzo

Gli iraniani non potranno accedere ai servizi online internazionali almeno fino al Capodanno persiano, Nowruz, previsto intorno al 20 marzo, secondo quanto riportato da IranWire, che cita la portavoce del governo Fatemeh Mohajerani. Il blackout di Internet, imposto dalle autorità di Teheran per contenere le proteste popolari, dura ormai da più di una settimana e ha superato le 180 ore, superando il record registrato durante le manifestazioni del 2019, conosciute come il “novembre di sangue“.

Secondo l’organizzazione NetBlocks, che monitora la connettività globale, non si registrano ancora ripristini parziali o regionali. Le famiglie delle vittime della repressione denunciano inoltre richieste di somme ingenti, fino a 7 mila dollari, per ottenere i corpi dei loro cari. Alcuni funzionari avrebbero persino suggerito di presentare le vittime come membri di milizie filo-governative per evitare le richieste di denaro, una pratica che i familiari rifiutano.