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Iran in crisi: cosa aspettarsi dopo il blocco della rete

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Il blackout di internet in Iran rappresenta un momento cruciale nel contesto delle proteste sociali e politiche. Questa interruzione della connettività evidenzia l'importanza della libertà di espressione e del diritto all'informazione. Durante queste manifestazioni, l'assenza di accesso a internet ha limitato la capacità dei cittadini di comunicare e organizzarsi, intensificando le tensioni e le sfide per i diritti umani nel paese.

Teheran, capitale dell’Iran, si trova attualmente in una situazione di isolamento. Da oltre una settimana, la popolazione, che conta circa 90 milioni di abitanti, è completamente tagliata fuori dal resto del mondo a causa di un blackout delle comunicazioni imposto dallo stato. Questo blackout è avvenuto in seguito a manifestazioni di massa contro il governo, iniziate a dicembre e che hanno presto assunto toni drammatici.

Il 8 gennaio, il governo ha interrotto l’accesso a internet in tutte le province, mentre i cittadini protestavano contro l’aumento dei prezzi. Le comunicazioni mobili sono state bloccate, impedendo anche le chiamate ai servizi di emergenza. La situazione ha reso impossibile per molti accedere a informazioni e aiuti.

La situazione attuale in Iran

Le autorità hanno cercato di ripristinare una forma di intranet, permettendo l’accesso solo a siti e servizi locali. Tuttavia, l’accesso alla rete globale rimane incerto. Sebbene i servizi telefonici locali siano stati ripristinati, gli SMS continuano a essere bloccati. Solo le chiamate internazionali in uscita sono state riattivate, mentre il governo invia messaggi unidirezionali ai cittadini, avvisandoli di non cadere in tranelli tesi dagli “nemici”.

Il costo delle proteste

Il numero di morti durante le manifestazioni è oggetto di dibattito. Nonostante il governo iraniano non abbia fornito dati ufficiali, l’agenzia Human Rights Activists News Agency (HRANA) ha indicato che il bilancio potrebbe superare i 2.600 morti. Tuttavia, le autorità iraniane smentiscono queste cifre, definendole esagerate e parte di una campagna di disinformazione.

Il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, ha negato le intenzioni del governo di eseguire condanne a morte sui manifestanti e ha accusato gli Stati Uniti e Israele di fomentare la violenza, affermando che le manifestazioni pacifiche siano state infiltrate da elementi armati. La narrazione ufficiale del governo attribuisce la responsabilità delle violenze a forze esterne e a “terroristi” addestrati all’estero.

Reazioni della comunità internazionale

In un incontro d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’Iran ha ribadito la sua posizione, affermando che le manifestazioni pacifiche sono state strumentalizzate dalle potenze straniere per giustificare l’aggressione contro il paese. La comunità internazionale, da parte sua, ha espresso preoccupazione per l’uso della forza contro i manifestanti, sottolineando la necessità di garantire i diritti umani.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato di aver ricevuto rassicurazioni che non ci sarebbero state esecuzioni di manifestanti. Tuttavia, molti osservatori temono che la situazione possa degenerare ulteriormente e che le tensioni possano sfociare in un conflitto armato.

Proteste e risposte governative

Le strade di Teheran e di altre città sono rimaste relativamente calme dopo i recenti eventi, ma la presenza massiccia delle forze di sicurezza è evidente. Checkpoint e pattuglie armate sono stati istituiti per mantenere l’ordine. Il governo ha organizzato contro-manifestazioni per dimostrare il supporto al regime, mentre il Supremo Leader, Ayatollah Ali Khamenei, ha descritto i partecipanti a queste manifestazioni come “il vero popolo dell’Iran”.

Le autorità giudiziarie hanno annunciato che daranno priorità ai casi legati alle manifestazioni e il capo della giustizia ha promesso che non ci sarà pietà per i “disturbatori dell’ordine pubblico”. La situazione economica del paese rimane critica, con il presidente che ha appena introdotto un sistema di coupon elettronici per alleviare le difficoltà economiche della popolazione, mentre l’inflazione continua a erodere il potere d’acquisto.

Nonostante le sfide, l’Iran ha una lunga storia di resistenza e mobilitazione popolare. Le proteste recenti, che hanno radici simili a quelle del 2026, rappresentano una crescente frustrazione nei confronti della corruzione e della cattiva gestione. La speranza di un cambiamento rimane viva, anche se il futuro è incerto.