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Le nuove alleanze di soccorso in Europa rompono i legami con la Libia: cosa significa per il futuro?

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Una nuova alleanza di ONG europee si costituisce per affrontare e combattere le gravi violazioni dei diritti umani in Libia.

Un gruppo di oltre dodici organizzazioni non governative (ONG) attive nella ricerca e soccorso ha deciso di unirsi per formare una nuova alleanza, denominata Justice Fleet. Questa iniziativa è stata avviata a seguito delle continue violazioni dei diritti umani che colpiscono i migranti e i richiedenti asilo nel Mediterraneo. Le ONG, provenienti da paesi come Germania, Francia, Spagna e Italia, hanno annunciato di aver sospeso qualsiasi forma di cooperazione con il Joint Rescue Coordination Centre (JRCC) libico, accusato di coordinare azioni violente contro i rifugiati.

La creazione della Justice Fleet

Mercoledì scorso, diverse organizzazioni hanno annunciato la formazione della Justice Fleet, un’iniziativa volta a garantire il rispetto dei diritti umani e delle leggi marittime internazionali. Questo nuovo gruppo ha dichiarato la sospensione delle comunicazioni operative con il JRCC di Tripoli, citando anni di violazioni dei diritti umani nei confronti di coloro che tentano di attraversare il mare verso l’Europa. In un comunicato ufficiale, è stato chiarito che il JRCC non può essere considerato un’autorità competente per le operazioni di soccorso.

Critiche alle autorità libiche

Ina Friebe, portavoce del Compass Collective, ha evidenziato che le organizzazioni umanitarie non hanno mai riconosciuto il JRCC come ente legittimo per il soccorso. Questo ente è considerato parte di un regime violento sostenuto dall’Unione Europea. Friebe ha dichiarato che la pressione per comunicare con tali attori deve cessare: “Sospendere ogni forma di comunicazione operativa con il JRCC è una necessità legale e morale, una chiara posizione contro la complicità europea in crimini contro l’umanità.”

Le violenze del corpo di guardia libico

La guardia costiera libica ha registrato almeno 60 incidenti violenti in mare dal 2016 fino a, secondo un rapporto di Sea-Watch, organizzazione non governativa attiva nel monitoraggio delle violazioni dei diritti umani. È fondamentale sottolineare che il numero reale di eventi violenti è probabilmente molto più elevato. Tali incidenti comprendono sparatorie contro imbarcazioni cariche di rifugiati, abbandoni di persone in mare e ostacoli nelle operazioni di soccorso.

I dati delle morti nel Mediterraneo

Nel 2025, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha registrato almeno 2.452 morti o dispersi nel Mediterraneo. Questa rotta si conferma una delle più pericolose per i migranti. La Libia è diventata un importante punto di transito per coloro che cercano di raggiungere l’Europa. Tale situazione è emersa in seguito alla caduta di Muammar Gheddafi nel 2011, che ha trasformato il paese in un terreno di conflitto tra milizie rivali.

Il ruolo dell’Unione Europea

Negli ultimi anni, l’Unione Europea ha intensificato gli sforzi per frenare l’immigrazione, fornendo supporto finanziario e attrezzature alla guardia costiera libica, un’organizzazione paramilitare legata a milizie accusate di abusi. Questo approccio ha contribuito ad aumentare i pericoli per le traversate nel Mediterraneo, portando molti a rimanere bloccati in Libia, dove spesso vengono detenuti in condizioni inumane, come denunciato da organizzazioni per i diritti umani.

La nuova alleanza di ONG europee rappresenta una risposta a una situazione di emergenza umanitaria e segna un’importante presa di posizione contro le pratiche di detenzione e le violazioni in corso in Libia. Si auspica che questa coalizione possa portare maggiore attenzione e azioni concrete per garantire il rispetto dei diritti umani nel contesto della crisi migratoria nel Mediterraneo.