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L’inps chiede la “certificazione” all’invalidità

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Questo è il dramma di una ragazza di 37 anni, cerebrolesa dalla nascita e con una condanna in più: la burocrazia. Si chiama Claudia Bottigelli, vive a Torino, immobilizzata a letto o su una sedia a rotelle da quando è venuta al mondo.

Ha bisogno di tutto e di tutti, e in casa sono archiviati decine di documenti e certificati che dimostrano la sua (evidente, innegabile, incontestabile) disabilità gravissima. Ma per l’Inps a caccia di falsi invalidi Claudia potrebbe essere una truffatrice. Potrebbe fingere. I sondini che le attraversano il corpo, i pannoloni che è costretta a indossare, le bretelle che la tengono ferma sulla carrozzella, e la schiena spezzata dei genitori che si dedicano completamente a lei potrebbero essere un bluff.

Fino a prova contraria.

Così ipotizza l’Inps. Lo fa per Claudia e per migliaia di altri malati gravi, persino di Sla: a tutti, in tutta Italia, l’Istituto di previdenza chiede copia dei documenti che certifichino la vera invalidità.

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