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Lollobrigida in corsa per la mass start: puntare al terzo oro olimpico

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francesca lollobrigida non si arrende: dopo due ori nelle lunghe distanze chiuderà con la mass start, una prova tattica che potrebbe regalarle il tris storico

Francesca Lollobrigida chiude al tredicesimo posto i 1.500 metri disputati a Milano Rho: 1:56.51 il suo tempo, che lei stessa definisce la migliore prestazione stagionale sulla distanza. Dopo gli ori sui 3.000 e sui 5.000 metri, questa prova aveva più il sapore di un lavoro tattico in vista della mass start, appuntamento al quale l’azzurra guarda con attenzione.

La gara è stata coerente con le sensazioni di stanchezza accumulate nelle precedenti uscite: correre più distanze ravvicinate mette alla prova soprattutto la capacità di dosare lo sforzo. Un analista presente ha richiamato l’attenzione su questo aspetto: in cicli agonistici intensi la gestione delle energie diventa decisiva per sostenere più impegni nello stesso evento.

Sulla carta il tempo di 1:56.51 segna un progresso personale per la stagione, ma resta comunque lontano dai migliori crono della specialità. Non sono emersi problemi regolamentari: la classifica rispecchia la tattica adottata dalle atlete e le condizioni fisiche del momento.

La prova dei 1.500: ritmo e preparazione
La gara breve si è trasformata in una lezione di tattica: le specialiste dei 1.500 hanno imposto un ritmo elevato fin dal giro d’apertura. Ha vinto l’olandese Antoinette Rijpma-de Jong in 1:54.09, davanti alla norvegese Ragne Wiklund e alla canadese Valérie Maltais.

Per Lollobrigida la prestazione è stata più un test che una battaglia per il podio: utile per tenere il ritmo e per “sentire” le gambe in prospettiva mass start. Pur pagando qualcosa in termini cronometrici, ha mostrato serenità e ha ribadito che l’obiettivo primario resta la prova collettiva.

Aspetti tecnici e gestione dello sforzo
I primi giri sono stati corsi con attenzione, risparmiando energie per il finale: la gara si è decisa con uno scatto finale, tipico di chi ha lavorato per arrivare lucido negli ultimi metri. La natura esplosiva dei 1.500 favorisce le specialiste della distanza, rendendo difficile per chi proviene dalle gare lunghe rimanere agganciato fino alla volata.

A 35 anni Lollobrigida vive questa fase come preparazione mirata verso la mass start e mantiene vivo l’ambizioso obiettivo di conquistare un altro oro. Un osservatore tecnico ha sottolineato come, nelle competizioni con più impegni ravvicinati, pianificare la distribuzione delle energie e il timing degli attacchi sia spesso più importante della sola condizione fisica.

La mass start: più testa che gambe
La mass start richiede lettura continua della gara: non basta avere ritmo, bisogna saper scegliere quando inseguire, quando lasciar correre una fuga, quale corridoio sfruttare e come evitare di restare schiacciati nel gruppo. Le nazionali con organizzazione di squadra spesso guadagnano un vantaggio tattico significativo grazie a scelte coordinate.

Per Lollobrigida la sfida sarà correre senza un supporto evidente e fare leva sull’intelligenza di gara per ritagliarsi lo spazio utile nella volata. Negli ultimi giri, soprattutto negli ultimi cento metri, posizione e tempismo faranno la differenza: la volata potrebbe essere serrata e i piazzamenti si decideranno in quella manciata di secondi.

Emozione, prospettive e infrastrutture
A 35 anni l’atleta valuta il prosieguo della carriera con uno sguardo che mescola ambizione e consapevolezza. Ha detto di voler affrontare la mass start senza caricarsi di pressioni inutili, godendosi ogni turno. Non manca poi un richiamo più ampio: la crescita del pattinaggio italiano passa anche da migliori strutture e da investimenti che amplino il bacino dei praticanti. Senza un sistema di impianti adeguato, i successi rischiano di restare episodici.

La gara è stata coerente con le sensazioni di stanchezza accumulate nelle precedenti uscite: correre più distanze ravvicinate mette alla prova soprattutto la capacità di dosare lo sforzo. Un analista presente ha richiamato l’attenzione su questo aspetto: in cicli agonistici intensi la gestione delle energie diventa decisiva per sostenere più impegni nello stesso evento.0