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M-Score: il software della startup Bone Health che sta ridefinendo il concetto di salute ossea

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Il panorama della diagnostica per immagini sta abbandonando i vecchi paradigmi per abbracciare una trasformazione che ridefinisce il monitoraggio della fragilità scheletrica.

Fino ad oggi, la prevenzione dell’osteoporosi e di altre malattie croniche dell’osso è rimasta legata indissolubilmente alla densitometria tradizionale. Questo esame, nonostante il suo ruolo di riferimento, porta con sé limiti non trascurabili, come il ricorso alle radiazioni e una precisione che tende a vacillare quando si trova a confrontarsi con calcificazioni artrosiche o esiti di precedenti fratture.

In questo vuoto tecnologico si inserisce l’eccellenza italiana di Bone Health, una startup che ha saputo guardare oltre le metodologie classiche. Attraverso lo sviluppo del software proprietario M-Score, l’azienda ha trasformato la risonanza magnetica in uno strumento di analisi di precisione millimetrica. Questa tecnologia rivoluzionaria permette di ottenere dati clinici estremamente raffinati da un esame già ampiamente diffuso, garantendo a medici e pazienti una capacità di diagnosi precoce senza precedenti. Grazie a M-Score, l’individuazione tempestiva dell’osteoporosi non è più una sfida incerta, ma una realtà concreta che mette al centro la sicurezza del paziente e l’accuratezza del risultato.

Per comprendere meglio come funziona M-Score, abbiamo intervistato il Dottor Michele Bandirali, fondatore e ideatore di questo software rivoluzionario.

Ecco cosa ci ha detto.

Buonasera Dottor Bandirali, come nasce M-Score e qual è l’innovazione principale che porta nel settore della salute ossea? 

La nostra start-up è nata a luglio di cinque anni fa dall’idea di tre amici. Il sottoscritto, medico radiologo, il mio commercialista, e Tiberio Bozotti, proprietario di alcune cliniche che ho conosciuto negli ultimi dieci anni della mia vita.

L’idea è nata quando io ero studente, ed è stata oggetto della mia tesi di specializzazione nel 2012. Si tratta di un concetto molto semplice: oggi come oggi per conoscere la salute dell’osso, sostanzialmente per scoprire se c’è o meno l’osteoporosi, l’unico esame che si può fare è la MOC, che è molto diffusa e molto conosciuta, per valutare la densitometria.

Da studente ho visto che in buona sostanza era molto semplice raggiungere con una risonanza magnetica gli stessi obiettivi che si hanno con una MOC. Abbiamo quindi studiato un metodo per replicare lo stesso tipo di esame. Il metodo ovviamente non studiava la densità, ma la qualità dell’osso. Quindi il contenuto di grasso dell’osso e non il contenuto di calcio. Questo studio è diventato l’oggetto della mia tesi di specializzazione.

Abbiamo pubblicato lo studio e, successivamente, abbiamo pensato di svilupparlo, non solo dal punto di vista scientifico, ma anche dal punto di vista commerciale per renderlo fruibile a chiunque, in primis a tutti i pazienti che ogni giorno si sottopongono a risonanze della schiena per indagare magari per il “semplice” mal di schiena. 

Quali sono i vantaggi principali del software M-Score sia dal punto di vista dei pazienti che delle strutture sanitarie? 

Ogni giorno tantissimi pazienti vanno in un ospedale o in una struttura sanitaria per fare una risonanza magnetica della schiena. Spesso e volentieri, come detto, la fanno per indagare sul classico mal di schiena, una patologia che colpisce tantissime persone.

In questi casi, si fa la risonanza per cercare di capire se c’è un’ernia, una discopatia, una frattura vertebrale. Attraverso un esame standardizzato che dura più o meno una mezz’oretta, il paziente fa la risonanza e a distanza di qualche giorno riceve il referto.

M-Score si inserisce in questa realtà e il grande vantaggio è che praticamente non bisogna fare nulla in più di quello che il paziente ha già fatto. 

Come funziona?

Attraverso la normalissima risonanza, che magari è stata già fatta in precedenza dal paziente, il nostro software, sfruttando il modello della MOC, crea un confronto tra il contenuto di grasso che è nelle vertebre del soggetto rispetto a quelle di una popolazione che viene presa a confronto. 

In sostanza, viene confrontato il dato del paziente che ha fatto la risonanza alla schiena con queste popolazioni e in un attimo viene consegnato in allegato al referto della risonanza il nostro report che dà una misura della qualità dell’osso, andando a presupporre la presenza o meno dell’osteoporosi.

Non bisogna quindi fare sequenze in più o elaborazioni particolari durante l’esame. Il nostro software si può applicare anche a esami già fatti, per cui è una cosa molto semplice e immediata che non ha per la clinica o per il paziente dei costi aggiuntivi in termini di tempo, di esposizione o quant’altro.

A livello aziendale, trattandosi di uno screening di fatto opportunistico, il vantaggio è quello di offrire ai pazienti che vanno in ospedale magari per un comune mal di schiena, anche una panoramica sull’osteoporosi, scoprendo la presenza o meno della patologia e quindi predisporre un piano di cura o, meglio ancora, di prevenzione.

Inoltre, mentre le persone anziane spesso si sono già sottoposte alla MOC, tanti pazienti più giovani questo esame non l’hanno mai fatto e ignorano totalmente il problema dell’osteoporosi. Ora sfruttando M-Score possono scoprire la loro qualità ossea.

Di base, si tratta di far emergere questa patologia che è estremamente diffusa e spesso appunto sottostimata. 

Come è stata accolta nel settore questa nuova tecnologia? Ci sono stati ostacoli o difficoltà?

Rispondo con piacere a questa domanda perché io sono radiologo e nel nostro settore c’è stata una grande esplosione di metodiche e tecnologie negli anni 70-80, come l’ecografia, la risonanza, la TAC, e poi di fatto dagli anni 90 non ci sono più state particolari novità dal punto di vista tecnologico.

M-Score è stata una novità assoluta ed è stato capito immediatamente non solo dai radiologi ma anche dai clinici. Ciò che è interessante sottolineare è che quando il paziente riceve il nostro referto, capisce subito il risultato. In effetti gli viene presentato in modo praticamente identico al referto della MOC, che il paziente magari conosce già, ed è quindi facilmente comprensibile.

Il nostro metodo di funzionamento è medesimo e il software è stato accolto in modo molto favorevole, come emerso dalla nostra recente partecipazione al più grande congresso europeo di radiologia che si tiene una volta all’anno a Vienna, che conta la partecipazione di più di 25 mila radiologi. Siamo stati presentati da un’azienda che è leader nel settore delle risonanze, Esaote, e abbiamo avuto un grande riscontro sia dal punto di vista scientifico che dal punto di vista commerciale, quindi siamo molto contenti.

Quali sono i vostri mercati di riferimento? 

In questa fase siamo partiti in Italia, in partnership, come detto, con Esaote, leader di settore nelle risonanze a basso campo, dopo un periodo in cui abbiamo dovuto allinearci con tutto il regolatorio, ottenendo i marchi CE (Medical Device), classe 1 e classe 2. Questo ci permette di poter essere adottati liberamente in Europa ed essere installati su qualsiasi macchina.

Anche se dal punto di vista commerciale siamo appena partiti, abbiamo già delle cliniche in Inghilterra e una in Scozia. Ma nel contesto UK, che è regolamentato in modo lievemente diverso da quando c’è stata la Brexit, ci affacceremo con maggiore forza nei prossimi mesi. In Europa, invece, ci stiamo già attivando. Per quanto riguarda l’FDA, quindi l’America, siamo in corso di certificazione; Non abbiamo ancora il patentino per poter lavorare in America, ma ci stiamo arrivando.

Il software M-Score sfrutta l’intelligenza artificiale, ma in che modo l’uomo e la macchina riescono a convivere nella vostra tecnologia? 

Quando ho ideato il metodo, più di 15 anni fa, ho fatto tutto a mano, usando Excel e i tool del Pacs che sono a disposizione di tutti gli ospedali. È un lavoro fattibile, ma estremamente lungo e complesso. Col nostro software, con un semplice clic in un secondo si ottiene tutto quello che io avevo fatto a mano in un anno e mezzo.

Per quanto riguarda l’atto pratico, il lavoro che deve svolgere il tecnico impiega circa mezz’ora per paziente. Con il nostro software che sceglie in automatico le componenti da visualizzare, in 30-35 secondi si ha a disposizione l’elaborazione del referto. 

Quindi l’intelligenza artificiale è importantissima, come anche le altre componentistiche del software, per snellire e rendere più agevole il lavoro che comunque rimane sempre sotto controllo medico e del tecnico. 

È necessaria una formazione? La fornite voi? 

Offriamo un pacchetto di offerta che potremmo definire “chiave in mano”. Comprende ovviamente la licenza all’utilizzo del nostro software e un percorso formativo volto a dare nozioni sulla conoscenza approfondita di M-Score e sulle corrette modalità su come proporlo ai pazienti.

Bone Health ora si sta chiaramente focalizzando su M-Score. State studiando qualche altra creazione di software per altri ambiti sempre sulla salute o siete focalizzati esclusivamente su questa tecnologia? M-Score può essere utilizzato anche in altri esami? 

Noi siamo una start-up e quindi ci occupiamo proprio dello sviluppo di questo software e della commercializzazione che ha come obiettivo quello di cercare l’osteoporosi o comunque valutare la qualità dell’osso sull’esame di risonanza magnetica.

M-Score non è applicabile in altri ambiti, ma chiaramente la stessa cosa può essere fatta in altre zone, ad esempio sulla risonanza del ginocchio, del bacino, della spalla o quant’altro. 

In che modo può essere utile la vostra tecnologia in ambito sportivo?

All’inizio del nostro percorso ci siamo stupiti positivamente. Eravamo partiti col presupposto di rivolgerci a un target di una certa età, perché l’osteoporosi è un problema che preoccupa soprattutto gli anziani. Non ci eravamo posti il problema di indagare anche su popolazioni, ad esempio, di ventenni.

In realtà, abbiamo poi constatato che spesso gli sportivi si sottopongono a esami di risonanza del tratto lombare, per indagare magari su un classico mal di schiena o una contrattura, e molti giovani hanno iniziato a richiedere il nostro esame. Far luce sullo stato di salute dell’osso è di particolare interesse, non solo da parte di atleti professionisti, ma anche di sportivi amatoriali.

E tutto ciò non è nulla di nuovo, se si pensa che la MOC, da cui appunto noi veniamo, prevede anche la possibilità di fare la stessa cosa nei giovani per valutare il rapporto tra massa grassa e massa magra.