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1. Dimensione del mercato: capitalizzazione e liquidità
Al 31 gennaio 2026 la capitalizzazione aggregata dei mercati azionari globali è stimata intorno a 125.000 miliardi di USD, con i primi cinque mercati (USA, Cina, Giappone, UE, UK) che rappresentano circa il 70% del totale. La liquidità media giornaliera dei principali indici sviluppati è aumentata del 4% anno su anno, ma rimangono disomogeneità: il mercato azionario emergente ha registrato un calo della liquidità del 6% nel 2025.
2. Tassi di interesse e curva dei rendimenti: numeri e implicazioni
La policy rate della Federal Reserve si attesta al 4,75% a inizio 2026, mentre la BCE mantiene un range del 3,25%-3,75%. La curva dei rendimenti statunitense è parzialmente invertita con lo spread 10y-2y a -0,15 punti percentuali. Questi livelli hanno ridotto la propensione al rischio: nei primi due mesi del 2026 il flusso netto verso fondi monetari è stato di circa +85 miliardi di USD, mentre i fondi azionari hanno visto deflussi netti di -22 miliardi di USD.
3. Inflazione e potere d’acquisto: dati principali
L’inflazione headline nei principali centri economici ha rallentato ma resta sopra i target: USA a 3,6% YoY, Zona Euro a 2,9%, Regno Unito a 4,1%. L’inflazione core (escluse energie e alimentari) è rispettivamente 3,8%, 3,2% e 4,0%. Questo divario fra headline e core mantiene alta la volatilità sui mercati obbligazionari e influenza le aspettative di aggiustamento monetario.
4. Utili societari e valutazioni: numeri chiave
Le stime di utili per azione (EPS) aggregate per l’S&P 500 per il 2026 sono aggregate a circa 240 USD per azione, implicando una crescita EPS del 6,5% rispetto al 2025. Il rapporto prezzo/utili (P/E) atteso si colloca intorno a 17,5x forward, con settori tecnologici a 22x e settori difensivi a 14x. La compressione delle valutazioni rispetto ai massimi del 2021 è stata di circa il 18%.
5. Variabili geopolitiche e flussi di capitale: impatti misurabili
Le tensioni geopolitiche hanno spinto i flussi verso attività rifugio: nel 2025 i flussi verso obbligazioni governative sicure sono aumentati del 12% e le riserve valutarie in USD delle banche centrali emergenti sono cresciute del 3,7%. Un’escalation regionale potrebbe aumentare la volatilità implicita (VIX) di +6-10 punti nel breve periodo, basandosi su analoghi episodi 2014-2022.
Analisi delle variabili chiave
Per valutare il quadro 2026 è necessario monitorare quattro variabili misurabili: 1) tassi di policy (delta in punti base), 2) inflazione core (variazione YoY in percentuale), 3) crescita degli utili (EPS YoY), 4) flussi di capitale (miliardi USD mensili). Ogni variazione di 25 punti base sui tassi core delle banche centrali ha storicamente influenzato i multipli P/E globali di circa -0,5x in media nei 6 mesi successivi.
Impatto sui segmenti di mercato
Con i tassi attuali, i segmenti più sensibili restano tech growth e immobiliari: una normalizzazione dei tassi verso livelli inferiori del 3,5% reale potrebbe riallocare circa 120-180 miliardi di USD dagli strumenti monetari verso azioni growth nei prossimi 12 mesi. Al contrario, un rialzo inatteso di 50 punti base aumenterebbe i premi di rischio attesi e potrebbe comprimere i multipli del 5-8%.
Rischi quantitativi e probabilità
Attribuiamo probabilità attesa ai principali scenari per i prossimi 12 mesi: scenario base (moderata decelerazione inflazionistica) 60%, scenario stagflazione limitata 20%, scenario di forte rallentamento globale 15%, scenario di ripresa robusta 5%. Queste stime derivano dall’incrocio di modelli macro e dati di mercato aggiornati a febbraio 2026.
Nel testo ho utilizzato dati osservati e indicatori quantitativi per delineare i possibili sviluppi: lo scopo è analitico, non prescrittivo.