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Moda: riparte risiko, da Prada ad Armani, i big che resistono a mani estere (4)

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(Adnkronos) –

La pandemia ha mutato anche i modi di vivere e di acquistare di molti consumatori. “Tra i molti cambiamenti – osserva Brachini – c’è la crescita di domanda di coolness che tende a concentrare la domanda sulle marche più importanti (superbrand) in ogni categoria di prodotto e ne deriva una penalizzazione delle marche di nicchia, molto presenti nel sistema italiano”.

Brachini non ha dubbi: “Si avranno certamente a breve termine altri casi di investimenti esteri, in modo naturale. Ma abbiamo appena assistito alla decisione di un’azienda importante che ha deciso di andare in Borsa, per dotarsi dei mezzi necessari a finanziare una fase di investimenti significativi. E quotarsi in Borsa è decisione ben diversa da vendere maggioranza o controllo ad un compratore straniero! Ci auguriamo che questo esempio venga seguito presto da altre aziende italiane indipendenti”.

Un’ultima considerazione su cosa succederà nei prossimi mesi e anni per quei brand che sono ancora ‘stand-alone’ ma che continuano a far conoscere l’eccellenza italiana nel mondo la riassumono bene Bianchi e Prini di Bcg: “Anche se timidamente, negli ultimi anni si osserva come molte aziende italiane con una crescente 'massa critica”, fra le più grandi nel mercato italiano, abbiano cominciato a fare partnership o acquisire altri brand avviando piccoli poli di eccellenze nazionali.

Ciò che deduciamo, è che questa possa essere una strada significativa, per i brand e i piccoli gruppi italiani, di continuare la loro crescita, nonché una valida alternativa alla vendita a gruppi e fondi esteri”. (di Federica Mochi)

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