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Morte Domenico Caliendo, Oppido si difende nell'interrogatorio: “Ho sempre operato secondo coscienza”

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La morte del piccolo Domenico Caliendo e il trapianto eseguito dal primario Oppido al Monaldi: ricostruzione dei tempi tra difesa e accusa.

Il caso legato al trapianto cardiaco eseguito sul piccolo Domenico Caliendo al Monaldi di Napoli è al centro di un’inchiesta giudiziaria che intreccia aspetti clinici, documentali e temporali. L’attenzione degli inquirenti e della difesa si concentra sulla ricostruzione della sequenza degli eventi e sulla correttezza delle annotazioni in cartella clinica, con particolare riferimento agli orari delle diverse fasi dell’intervento e alla loro compatibilità con le evidenze disponibili. Il primario Guido Oppido davanti al gip: ecco le sue parole.

Morte Domenico Caliendo: ricostruzione difensiva e cronologia degli eventi

Nel quadro della vicenda giudiziaria che coinvolge il cardiochirurgo del Monaldi Guido Oppido, la linea difensiva si fonda sulla ricostruzione puntuale della sequenza temporale relativa al trapianto eseguito sul piccolo Domenico Caliendo. Secondo quanto sostenuto dagli avvocati Alfredo Sorge e Vittorio Manes, l’intervento sarebbe avvenuto in coerenza con l’arrivo dell’organo da Bolzano, e non in un momento successivo rispetto al prelievo del cuore malato. A supporto di questa versione vengono richiamati elementi oggettivi come fotografie e filmati che collocherebbero operazioni cruciali in un intervallo preciso: in particolare, un’immagine mostrerebbe il contenitore ancora chiuso alle 14.26, mentre un video registrato alle 14.34 evidenzierebbe un cuore ancora pulsante. Tale condizione, secondo la difesa, sarebbe compatibile esclusivamente con un espianto avvenuto pochi minuti prima. Come ribadito dall’avvocato Sorge, “Siamo soddisfatti perché il dottor Oppido ha avuto la possibilità di esporre le sue ragioni“, sottolineando la presenza di riscontri ritenuti scientificamente verificabili e non basati su semplici ricordi.

Morte Domenico Caliendo, il primario Oppido davanti al gip: “Ho sempre agito secondo coscienza”

Voglio dire subito una cosa: nella mia vita ho sempre agito secondo coscienza, e sono qui oggi per ribadirlo“. Queste le prime parole davanti al giudice per le indagini preliminari del dottor Guido Oppido, il cardiochirurgo che operò il piccolo Domenico Caliendo il 23 dicembre, morto il 21 febbraio.

L’attenzione degli inquirenti si concentra invece su alcuni dati presenti nella documentazione clinica, in particolare nelle cartelle anestesiologica e della circolazione extracorporea, da cui emerge un orario di clampaggio aortico fissato alle 14.18. Questo elemento è ritenuto centrale dall’accusa, rappresentata dal pm Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci, che ipotizza possibili incongruenze nella ricostruzione degli eventi e contestazioni relative al reato di falso. La difesa, al contrario, ritiene che tale dato non sia coerente con i riscontri audiovisivi, sostenendo che il cuore risultava ancora attivo diversi minuti dopo. In tal senso, l’avvocato Vittorio Manes ha affermato che “un video delle 14.34 dimostra che il cuore è ancora pienamente pulsante“, evidenziando come ciò non sarebbe compatibile con un clampaggio effettuato sedici minuti prima, ma piuttosto con un intervento eseguito in prossimità della ripresa.

Anche la cardiochirurga Emma Bergonzoni, ascoltata nel corso degli interrogatori, ha fornito la propria versione dei fatti attraverso una ricostruzione dettagliata, descritta dal suo legale Vincenzo Maiello come lucida e coerente, seppur accompagnata da un coinvolgimento emotivo significativo. Al termine delle audizioni, durate circa tre ore e mezzo, il giudice per le indagini preliminari ha deciso di riservarsi la decisione sulla richiesta di misura interdittiva, mentre restano aperti ulteriori sviluppi anche sul fronte delle eventuali iniziative civili, con il legale della famiglia, Francesco Petruzzi, che ha auspicato la possibile costituzione di parte civile di enti istituzionali coinvolti.