Nuovi elementi sulla morte di Liliana Resinovich: la perizia ha individuato tracce di Dna di un uomo sconosciuto sui jeans della donna e su uno dei sacchi neri che avvolgevano il corpo. Gli accertamenti hanno fatto emergere anche altri dettagli che saranno esaminati nell’udienza del 30 ottobre, mentre restano da chiarire l’origine del materiale genetico e il suo eventuale legame con il decesso della 63enne.
Il contatto tra gli indumenti di Liliana Resinovich e il giubbotto del marito
Sempre stando alle indiscrezioni dell’Agi, gli accertamenti avrebbero evidenziato anche un «contatto diretto» tra il giubbotto indossato da Sebastiano Visintin, marito di Liliana Resinovich, il giorno della scomparsa e la giacca e la borsa della donna. Sul quadro complessivo dei risultati è intervenuto nuovamente Gentile, dichiarando: «Quello che ha restituito la perizia dopo che tutti i campioni sono stati maneggiati e sottoposti a pluralità di accertamenti, è già pure troppo, ma ci sono spunti molto interessanti da valutare insieme con il resto».
Per quanto riguarda il cordino trovato attorno al collo della vittima, invece, le analisi avrebbero individuato esclusivamente materiale genetico riconducibile alla stessa Liliana. I diversi riscontri dovranno essere esaminati nel loro insieme, considerando che la presenza di Dna estraneo non permette, da sola, di stabilire quando sia stato depositato né di attribuirgli un significato preciso nella ricostruzione dei fatti.
Morte di Liliana Resinovich: trovate sui jeans tracce di Dna maschile sconosciuto
Nuovi sviluppi nel caso di Liliana Resinovich, la donna di 63 anni scomparsa a Trieste il 14 dicembre 2021 e ritrovata senza vita il 5 gennaio 2022 nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico. Come riportato dall’Agi, la perizia depositata il 12 ottobre ha individuato tracce di Dna appartenenti a un uomo ancora sconosciuto sui jeans della vittima e su uno dei sacchi neri utilizzati per avvolgere il corpo. Gli esperti avrebbero inoltre rilevato, sul cordino che teneva insieme le chiavi della donna, due profili genetici complessi compatibili con la presenza di materiale biologico maschile.
Spetterà ora agli ulteriori approfondimenti chiarire a chi appartengano queste tracce, quando siano state lasciate e se abbiano un legame con la morte della donna. I risultati saranno discussi nell’udienza del 30 ottobre, davanti alla Gip Flavia Mangiante. Dalle analisi sarebbe emerso anche che sulle suole delle scarpe di Liliana non sono presenti residui del terreno del luogo in cui venne ritrovato il cadavere. Un elemento che l’avvocato Nicodemo Gentile ha commentato sostenendo: «Questa perizia ci dice che Lilly è stata uccisa e quindi qualcuno ce l’ha portata» all’ex Opp, «perché addosso non ha nulla del sito» del ritrovamento.
Visintin è l’unico indagato nel procedimento, ma gli elementi emersi dalla perizia richiedono ulteriori valutazioni investigative. Dopo una prima ipotesi di suicidio, una seconda inchiesta ha infatti portato a prendere in considerazione quella dell’omicidio. L’udienza del 30 ottobre rappresenterà un nuovo momento di confronto sui risultati degli esami e sul loro possibile contributo alla ricostruzione della vicenda.
