È morto in ospedale poche ore dopo essere stato fermato dai carabinieri. La Procura di Lodi ha aperto un fascicolo per fare luce sul decesso di Agostino Conigliaro, 39 anni, colto da un arresto cardiaco durante un intervento delle forze dell’ordine all’alba di domenica 11 ottobre. Gli investigatori stanno ricostruendo la sequenza degli eventi, dall’intervento iniziale ai soccorsi, per chiarire le cause della morte e verificare eventuali responsabilità.
Disposta l’autopsia, mentre sono in corso l’acquisizione delle registrazioni delle chiamate al 112 e l’ascolto dei militari intervenuti.
Morto dopo fermo dei carabinieri: l’intervento all’alba e i tentativi di rianimazione
L’allarme è scattato intorno alle 4.30, quando alcuni residenti di via Vittime della Violenza hanno contattato il numero di emergenza dopo aver notato un uomo sul muro di cinta di una villetta.
Secondo le prime ricostruzioni, il 39enne potrebbe aver tentato di introdursi nella proprietà ed essere rimasto bloccato, in uno stato di forte agitazione.
Sul posto sono arrivati i carabinieri, che lo hanno aiutato a scendere. Poiché l’uomo avrebbe continuato a gridare e a dimenarsi, i militari lo hanno immobilizzato e ammanettato, secondo quanto riferito dagli inquirenti per impedire che potesse ferire se stesso o altre persone.
Durante questa fase Conigliaro ha avuto un arresto cardiaco. I carabinieri hanno avviato immediatamente le manovre di rianimazione, utilizzando anche il defibrillatore disponibile su una volante della polizia intervenuta in supporto. Alle operazioni avrebbero contribuito alcuni presenti. Il 39enne è stato poi trasportato in ospedale in condizioni gravissime, ma è morto la mattina successiva.
L’indagine e lo “scudo per gli agenti”
La Procura di Lodi, guidata dal procuratore Laura Pedio, sta approfondendo ogni passaggio dell’intervento. I due carabinieri coinvolti sono stati iscritti nel registro delle annotazioni preliminari, il cosiddetto modello 45 bis, una procedura prevista per le situazioni in cui un fatto potenzialmente rilevante sul piano penale potrebbe essere stato commesso in presenza di una causa di giustificazione. Il meccanismo viene comunemente definito “scudo per gli agenti”.
Nella ricostruzione fornita dalla Procura, Conigliaro avrebbe manifestato comportamenti violenti e gravemente autolesionistici all’interno di un cortile condominiale, circostanze che avrebbero portato i militari a contenerlo e ammanettarlo.
Gli accertamenti, tuttavia, non riguardano soltanto l’operato delle forze dell’ordine. Il procuratore ha precisato che saranno valutate anche eventuali condotte colpose da parte del personale sanitario. L’autopsia e gli esami medico-legali dovranno chiarire le cause del decesso e contribuire a stabilire se vi siano state responsabilità nelle diverse fasi dell’intervento e dei soccorsi. Al momento, le indagini sono in corso e non risultano accertate responsabilità individuali.
