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Operaio morto a Caivano, il datore di lavoro respinge le accuse: "Sono distrutto. Il cantiere non era mio"

Operaio morto a Caivano, il datore di lavoro respinge le accuse: "Sono distrutto. Il cantiere non era mio"

Michele De Rosa, datore di lavoro dell'operaio morto a Caivano dopo essere caduto da un tetto di un capannone, è stato interrogato. Le indagini vanno in corso per comprendere le responsabilità di quanto accaduto.

Per oltre un’ora e mezza ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari e del pubblico ministero, contestando punto per punto le accuse legate alla morte di Salvatore Calignano, operaio di 61 anni originario di Orta di Atella, precipitato dal tetto di un capannone nell’area industriale di Caivano. L’uomo è morto dopo circa 24 ore di agonia.

Michele De Rosa, imprenditore e datore di lavoro della vittima, ha scelto di sottoporsi all’interrogatorio senza avvalersi della facoltà di non rispondere. Assistito dal penalista Ferdinando Letizia, ha espresso il proprio dolore per quanto accaduto, ma ha negato ogni responsabilità, sostenendo che il cantiere in cui si verificò l’incidente non fosse di sua competenza.

Morto a Caivano, il datore di lavoro: “Sono distrutto, ma non posso pentirmi di qualcosa che non ho commesso»

Nel corso dell’interrogatorio, De Rosa ha ribadito di essere profondamente provato dalla morte dell’operaio, prendendo però le distanze dalle contestazioni che gli vengono rivolte. “Sono distrutto per quello che è successo.

Ma non posso essere pentito di qualcosa che non ho mai commesso“, ha dichiarato davanti al gip Mariangela Guida e al pubblico ministero Sabrina Navarro.

L’imprenditore, accompagnato dal suo avvocato, ha risposto alle domande degli inquirenti per oltre novanta minuti, cercando di fornire la propria versione dei fatti. Al centro della sua difesa c’è soprattutto la titolarità del cantiere nel quale si è verificato l’incidente. “Il cantiere in cui Salvatore ha perso la vita non era il mio. Quel giorno era stato demandato a un’altra mansione“, ha sostenuto.

Una dichiarazione che potrebbe diventare un elemento importante per ricostruire le responsabilità nella gestione dei lavori e nella sicurezza del luogo in cui Calignano è precipitato. Saranno gli accertamenti della Procura a verificare la fondatezza di questa ricostruzione e a stabilire quali compiti fossero stati effettivamente affidati all’operaio.

Le indagini sulla morte di Salvatore Calignano

La morte del sessantunenne, residente a Orta di Atella, è avvenuta dopo il ricovero in ospedale seguito alla caduta dal tetto di un capannone nell’area industriale di Caivano. L’inchiesta della Procura di Napoli Nord punta a chiarire la dinamica dell’incidente e le eventuali responsabilità in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro.

Gli investigatori stanno ricostruendo quanto accaduto, raccogliendo testimonianze ed esaminando gli elementi utili a comprendere le circostanze della caduta. Le verifiche riguardano anche la posizione lavorativa della vittima e il rispetto delle misure di sicurezza durante le attività sul tetto.

La versione fornita da De Rosa introduce dunque un punto da approfondire: chi aveva la responsabilità del cantiere e quali mansioni erano state assegnate a Calignano quel giorno? Saranno gli ulteriori sviluppi dell’indagine a chiarire questi aspetti e a determinare le eventuali responsabilità individuali. Per il momento, le dichiarazioni dell’imprenditore rappresentano la sua linea difensiva e dovranno essere valutate insieme agli altri elementi raccolti dagli inquirenti.

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