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Moschea a Venezia, minacciato lo sciopero dopo il no del sindaco: “Pronti a bloccare tutto”

Moschea a Venezia, minacciato lo sciopero dopo il no del sindaco: “Pronti a bloccare tutto”

Moschea a Mestre, i bengalesi minacciano lo sciopero se il Comune non autorizzerà il progetto: tensione con il sindaco Venturini.

La richiesta di costruire una moschea a Mestre riaccende lo scontro tra la comunità bengalese e l’amministrazione comunale di Venezia. Dopo anni di interlocuzioni sul progetto, la mancata apertura dell’iter urbanistico ha spinto i promotori ad annunciare possibili manifestazioni e scioperi, mentre il Comune ribadisce che al momento non ci sarebbero le condizioni per procedere.

Moschea a Venezia, dopo il no del sindaco i bengalesi avvertono: “Pronti a bloccare tutto”

Come riportato dal Corriere del Veneto, il progetto riguarda l’area dell’ex segheria di via Giustizia, vicino alla stazione di Mestre, acquistata dall’associazione “Giovani per l’umanità” con l’obiettivo di realizzare a proprie spese un luogo di culto.

Il terreno, dal valore di circa 1,5 milioni di euro, ha attualmente destinazione commerciale e sarebbe già stato versato un anticipo di 150mila euro. Per costruire la moschea è quindi necessaria una variante urbanistica che trasformi l’area in una zona destinata ad attività di interesse collettivo.

Durante la precedente amministrazione guidata da Luigi Brugnaro erano stati avviati diversi confronti per modificare il progetto, dal quale sarebbero stati eliminati anche minareti e cupole.

Con l’arrivo del nuovo sindaco Simone Venturini, eletto a fine maggio, la situazione è però cambiata. Il primo cittadino sostiene che «non ci sono le condizioni» per avviare l’iter e considera ancora troppo imponente la struttura prevista.

Una posizione che ha provocato la dura reazione di Prince Howlader, presidente di Giovani per l’umanità, secondo il quale la questione si trascina ormai da circa quindici anni. «Siamo pronti a bloccare tutto», ha affermato, annunciando il possibile ricorso a iniziative di piazza. La comunità bengalese rappresenta infatti una parte importante della forza lavoro impiegata a Fincantieri a Marghera, oltre che in ristoranti, cucine, alberghi e altre attività legate al turismo. «Se scioperiamo noi, a Venezia, Mestre e Marghera si ferma la Fincantieri e tutto il turismo tra cucine, ristoranti ed alberghi», ha avvertito Howlader.

Il Comune di Venezia frena sul progetto della Moschea: scontro sull’integrazione

Venturini ha precisato che la libertà di culto non sarebbe in discussione, sottolineando però che l’approvazione della variante non costituisce un diritto automatico, ma rientra nelle facoltà del Consiglio comunale. «Sempre aperto al dialogo ma prima devono dimostrare di essersi integrati», è la posizione espressa dal sindaco, che ha indicato tra le criticità il limitato apprendimento dell’italiano, il tema dell’integrazione femminile, il crescente utilizzo del velo integrale e l’abbandono dei rifiuti in alcuni quartieri con una forte presenza bengalese.

Howlader ha respinto le contestazioni, sostenendo che «La differenziata non la fa quasi nessuno a Mestre» e chiedendo una maggiore collaborazione delle istituzioni sui percorsi di integrazione. La vicenda si inserisce in un contesto regionale particolarmente complesso: in Veneto esistono circa 119 centri culturali islamici, ma non vere e proprie moschee, anche per effetto della normativa regionale del 2016 sui nuovi luoghi di culto, ribattezzata all’epoca “legge antimoschee”.

Sullo scontro è intervenuto anche il patriarca di Venezia Francesco Moraglia, auspicando che «non vi siano forzature» e che si arrivi a un «dialogo costruttivo». Sul piano politico, il Pd ha chiesto chiarimenti sulle interlocuzioni avvenute durante la precedente amministrazione, mentre il centrodestra si è schierato con Venturini. La Cgil ha invece invitato entrambe le parti a riaprire il confronto evitando scioperi capaci di dividere i lavoratori.

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