Il PM che si è occupato di analizzare e valutare il comportamento dell’assassino del capotreno a Bologna ha utilizzato l’espressione “motivi abietti” in questo articolo analizziamo il termine scoprendo perché viene utilizzato spesso nel contesto legale in collegamento a reati compiuti.
Omicidio Alessandro Ambrosio, l’opinione del PM
Il PM di Brescia che si è occupato di analizzare e giudicare l’atto di Marian Jelenic, assassino del capotreno Alessandro Ambrosio che è stato ucciso nel parcheggio della stazione bolognese, ha definito la motivazione come “motivi abietti”.
Un termine utilizzato come aggravante dell’atto delittuoso che va a sommarsi alla seconda aggravante di averlo compiuto nei pressi di una stazione ferroviaria.
Le due aggravanti saranno contestate al 36enne di origine croata nell’udienza di convalida del fermo.
Motivi abietti, significato ed etimologia
Il termine abietti deriva, come riportato dall’ Enciclopedia Treccani, dal latino abieticus, participio passato di abicere ovvero gettar via, respingere.
In riferimento ai motivi dell’assassinio di Ambrosio questo termine è utilizzato per indicare la perversità e la malvagità collegata all’uccisione dell’uomo. Ritenuta ripugnante alla morale comune.
Analizzando il metodo dell’assassinio è facilmente intuibile la decisone del PM di ritenerla la prima aggravante da contestare all’assassino.
Non a caso un omicidio di questo tipo ha scosso le coscienze di moltissimi cittadini perché morire in questo modo è assolutamente intollerabile.