> > Bengalesi lanciano il partito islamico: "Anche noi possiamo governare"

Bengalesi lanciano il partito islamico: "Anche noi possiamo governare"

Bengalesi lanciano il partito islamico: "Anche noi possiamo governare"

I bengalesi lanciano il partito islamico a Padova. Vogliono entrare nella vita politica della città.

La comunità bengalese di Padova guarda sempre più alla vita politica della città e, in vista delle prossime elezioni comunali, rivendica un ruolo maggiore nelle scelte amministrative. È quanto emerso durante un incontro organizzato all’Arcella in occasione della vittoria alle elezioni per la commissione stranieri e dell’appuntamento temporaneo del consolato del Bangladesh alla Casa di quartiere.

Un confronto nel quale sono stati affrontati diversi temi, dalla sicurezza alle politiche abitative, fino alla scuola e alla rappresentanza politica. Tra i partecipanti anche il giornalista Palash Rahman e Hazari Aminul, titolare di un kebab. Nel corso dell’incontro si è parlato anche della recente vicenda della presunta aggressione ai danni di un cittadino pachistano da parte di alcuni bengalesi.

Rahman ha contestato la ricostruzione dell’episodio, sostenendo che le mazze sequestrate sarebbero state utilizzate per giocare a cricket.

La comunità bengalese vuole contare di più nella politica padovana

È però soprattutto sul futuro politico della comunità che Rahman ha concentrato l’attenzione. Secondo il giornalista, i cittadini di origine bengalese potrebbero assumere un ruolo sempre più importante nella vita pubblica della città, anche attraverso la candidatura alle prossime elezioni comunali.

Rahman ha ricordato quanto avvenuto alle recenti amministrative di Venezia, dove sette cittadini bengalesi erano presenti nelle liste del Partito democratico, sostenendo che anche a Padova potrebbe verificarsi uno scenario analogo.

“Non ci sarebbe niente di male se, già tra pochi anni, tanti di noi diventassero classe dirigente“, è il ragionamento espresso durante l’incontro. Un’ipotesi che viene collegata anche agli esempi di grandi città internazionali, dove cittadini appartenenti a comunità di origine straniera sono arrivati ai vertici delle amministrazioni. La discussione evidenzia quindi una volontà di maggiore partecipazione politica e istituzionale, accompagnata dalla richiesta di attenzione su casa, scuola e servizi.

Le accuse della Lega e il confronto sull’integrazione

Le parole pronunciate all’Arcella hanno però provocato una reazione politica. L’europarlamentare della Lega Annamaria Cisint ha parlato di un possibile progetto politico legato alla comunità musulmana e ha accusato l’amministrazione padovana di aver lasciato troppo spazio a realtà che, a suo giudizio, rappresenterebbero l’islam radicale. Cisint ha collegato il dibattito anche alla vicenda della moschea di via Turazza e ha sostenuto che tra le richieste della comunità ci sarebbero maggiori sostegni economici, nuovi luoghi di culto, cimiteri islamici, abitazioni e servizi.

Si tratta, tuttavia, di valutazioni e accuse politiche che non equivalgono a fatti giudiziariamente accertati. Al centro resta una questione destinata a diventare sempre più rilevante nel dibattito cittadino: quale spazio dovranno avere le comunità straniere nella rappresentanza politica e amministrativa di Padova e quale modello di integrazione intenderà perseguire la città nei prossimi anni.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app