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Moschee mascherate da centri culturali a Venezia, il Comune: "Saranno chiuse"

Moschee mascherate da centri culturali a Venezia, il Comune: "Saranno chiuse"

Il Comune di Venezia ha deciso di chiudere moschee abusive, mascherate da centri culturali, in capannoni industriali.

A Venezia torna al centro del dibattito la questione dei luoghi di culto islamici. Secondo quanto riportato, la comunità musulmana presente sul territorio sarebbe composta da oltre 40mila persone, ma non disporrebbe di una struttura riconosciuta come moschea. Nel frattempo, il Comune sta procedendo con controlli e ordinanze nei confronti di diversi spazi utilizzati come luoghi di preghiera ma registrati con destinazioni d’uso differenti.

Moschee a Venezia, scattano le ordinanze di chiusura

Sono sette gli spazi individuati tra Mestre e Marghera che, secondo gli accertamenti citati, vengono utilizzati dalla comunità islamica per la preghiera pur avendo destinazioni urbanistiche che vanno dal commerciale al produttivo. Nei giorni scorsi sono arrivate ordinanze di chiusura per tre strutture.

Tra queste c’è quella di via Linghindal, ricavata all’interno di un’ex concessionaria Land Rover e considerata una delle più grandi. La struttura era già stata sottoposta a controlli nel 2025 e, dopo un’ordinanza che imponeva il ripristino della destinazione commerciale, la polizia locale avrebbe verificato che l’attività di preghiera continuava.

Situazione analoga per il centro di via Lazzarini, a Marghera, situato in un capannone dell’area artigianale, e per quello di via Paolucci, dove i termini concessi per il ripristino degli spazi sarebbero già scaduti.

In caso di mancato adeguamento, il Comune potrebbe procedere direttamente alla rimozione delle strutture realizzate per l’utilizzo come luoghi di culto, con costi a carico dei responsabili.

Altri centri sotto osservazione e il nodo della nuova moschea

Nei prossimi giorni potrebbe arrivare anche un’ulteriore ordinanza riguardante un centro di culto situato in piazzale Madonna Pellegrina. Un procedimento analogo riguarda inoltre la struttura di Altobello, mentre altri tre spazi risultano al momento non attivi o non ufficialmente utilizzati come luoghi di preghiera. Tra questi c’è il centro di via Piave, la cui vicenda giudiziaria è stata caratterizzata da diversi ricorsi presentati dall’associazione che lo gestisce e che ora attende l’ultimo pronunciamento della Cassazione. A Marghera sono invece citati il centro di via Monzani e quello di via Brunacci, che non risulterebbero attualmente operativi nei database comunali.

La questione si inserisce in un confronto che a Venezia dura ormai da anni. In passato sono stati chiusi altri centri islamici, mentre il progetto di realizzare una grande moschea in via Giustizia aveva provocato forti contrapposizioni politiche, soprattutto da parte del centrodestra.

Il tema resta quindi particolarmente delicato: da una parte ci sono le verifiche sul rispetto delle destinazioni urbanistiche e delle norme previste per i luoghi di culto, dall’altra l’esigenza di individuare spazi adeguati per una comunità musulmana numericamente significativa. Il confronto tra amministrazione, associazioni e comunità islamica è destinato a proseguire.

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