> > Papa, l'oncologo Gelibter analizza il post-intervento e la ripresa

Papa, l'oncologo Gelibter analizza il post-intervento e la ripresa

Roma, 14 ott. (askanews) – Il prof. Alain Gelibter, dirigente medico oncologo presso il Policlinico Umberto I di Roma, dove è anche responsabile clinico del PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale) per il tumore polmonare, parla dei vari scenari del post-operatorio per Papa Leone, che si è sottoposto a una lobectomia inferiore destra, per l’asportazione di un nodulo polmonare, che si è rivelato un tumore, al Policlinico Gemelli.”Da quanto sappiamo si tratta di un adenocarcinoma polmonare e questo già ci apre un po’ di caratterizzazioni – ha spiegato – la caratterizzazione patologica è quella più importante per capire la diagnosi, la prognosi e soprattutto il tipo di trattamento successivo, se sarà necessario o meno.

Su questa base si deciderà poi il tipo di trattamento oppure se il paziente potrà essere candidato solamente al follow-up, in quanto anche da solo l’intervento chirurgico, se il nodulo è solitario, sotto ai 3 centimetri e comunque con linfonodi negativi, questa tipologia di pazienti potrebbe andare anche solamente a follow-up”.Per quanto riguarda la ripresa e le dimissioni dall’ospedale, secondo il prof.

Gelibter, “se siamo al primo o al secondo stadio, c’è un buon recupero e non ci sono grosse comorbidità, nell’arco di poche settimane il paziente può riavviare la propria vita normale con le proprie attività e solitamente, a meno che non ci siano poi complicanze post-operatorie, il decorso è questo. L’ospedalizzazione dipende dalle situazioni, ma tra i 7, 10, 14 giorni massimo, se non ci sono complicanze”.”C’è in generale una possibilità di ricaduta in tutte le neoplasie, nelle neoplasie polmonari soprattutto – ha aggiunto – ma c’è una netta differenza tra gli stadi: al primo stadio le possibilità di ricaduta sono basse, medio-basse, dipende anche qui dalle dimensioni della neoplasia, di solito sotto i 3 centimetri stiamo nel T1, quindi lo stadio più basso, e le possibilità di sopravvivenza a 5-10 anni sono molto alte.

Le possibilità di recidiva purtroppo aumentano con l’aumentare dello stadio patologico, quindi è importantissimo avere una netta caratterizzazione biologica e patologica per poter poi definire trattamenti e prognosi”.

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