La Pasqua 2026 è raccontata dai numeri di un sondaggio firmato Coldiretti/Ixè che fotografa abitudini e spese degli italiani per il pranzo pasquale. Secondo l’indagine, il fenomeno predominante è la Pasqua casalinga: il 70% degli intervistati ha scelto di trascorrere la festività nella propria abitazione o da parenti e amici, con una media di sei persone a tavola per famiglia e una spesa media di 76 euro, in calo del 7% rispetto all’anno precedente.
La rilevazione, presentata anche durante le iniziative nei mercati di Campagna Amica, mette in evidenza come la festa rimanga un momento centrato sul cibo e sulla tradizione, pur con scelte diverse: il 17% degli italiani preferisce mangiare fuori tra ristoranti e agriturismi, il 7% punta su un picnic all’aperto se il tempo lo permette, mentre il resto deciderà all’ultimo minuto. I dati confermano inoltre una variabilità territoriale nella spesa, dagli 80 euro medi delle Isole ai 67 euro del Centro Italia.
Le scelte degli italiani e i numeri della spesa
Il quadro che emerge unisce prudenza economica e legame con le usanze: la diminuzione della spesa media evidenzia scelte più contenute, ma non un allontanamento dalle pietanze tipiche. La preferenza per il consumo a casa favorisce acquisti diretti da produttori o nei mercati contadini, dove la filiera corta è pubblicizzata come valore aggiunto. Il 70% che resta in famiglia porta in tavola convinti rituali di gusto, mentre la quota che opta per ristorazione o picnic riflette una voglia di esperienze diverse senza però scalfire la predominanza del pasto domestico.
Tempi in cucina e modalità di preparazione
Per allestire il pranzo pasquale gli italiani dedicheranno tempo ai fornelli: la media è di circa un’ora e mezza, ma il sondaggio segnala che il 19% si spinge fino a tre ore e un ulteriore 7% oltre questo limite. La percentuale di chi ricorrerà a piatti pronti o a food delivery è molto contenuta, a conferma di una volontà diffusa di preparare le ricette in casa. Questo comportamento sostiene la centralità del menù della tradizione e rinforza il ruolo delle famiglie nell’occuparsi della preparazione dei piatti tipici.
Il menu tradizionale: un viaggio regione per regione
Alla mostra allestita al farmers market del Circo Massimo a Roma sono state presentate le ricette pasquali che raccontano la varietà del patrimonio gastronomico italiano. Dall’Abruzzo arrivano le pupa e cavallo, dolci a forma di figura, mentre la Basilicata propone le pastarelle fragranti al finocchietto. La Calabria mette in scena i cuculi con uova sode e glassa, e la Campania non può mancare con la celebre pastiera. In Emilia-Romagna tornano le lasagne verdi al ragù, mentre in Friuli si porta in tavola il radicchio croccante con uova sode.
Altre specialità: dal Nord al Sud
Il Lazio celebra l’abbacchio con patate, la Liguria i biscotti quaresimali alle mandorle e pepe, e la Lombardia la classica colomba. Le Marche prediligono le costolette d’abbacchio, il Molise la pigna pasquale, il Piemonte gli agnolotti del plin al ragù d’agnello. In Puglia non mancano gli strascinati con ragù, la Sardegna le pardulas di ricotta e zafferano, la Sicilia la cassata al forno e la Toscana il tagliere rustico con salame, uova sode e torta al formaggio. Chiudono il quadro il Trentino con uova sode allo speck, l’Umbria con la ciambella ciaramicola, la Valle d’Aosta con polenta concia e cotoletta fritta e il Veneto con asparagi primaverili e uova sode.
Protagonisti immancabili: uova e agnello
Sulle tavole pasquali spiccano due grandi protagonisti: le uova e l’agnello. Coldiretti stima che durante la settimana di Pasqua gli italiani consumino circa 300 milioni di uova, impiegate sia sode sia nelle ricette tipiche regionali. L’agnello sarà presente in circa un terzo delle tavole (33%), con una netta preferenza per quello Made in Italy e per l’acquisto diretto dal produttore locale o nei mercati di Campagna Amica. In sintesi, la Pasqua 2026 conferma che, nonostante scelte di spesa più prudenti, il legame con le tradizioni culinarie rimane forte e centrale nelle celebrazioni familiari.