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"Per quanti anni staremo in guerra", la profezia del generale Battisti fa tremare

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L’analisi del comandante italiano sull’evoluzione del conflitto a quattro anni dall’inizio della guerra

Il conflitto in Ucraina mostra segnali di stallo, senza possibilità di una rapida soluzione diplomatica. A fare il punto è il generale Giorgio Battisti, primo comandante del contingente italiano della missione ISAF in Afghanistan e membro del Comitato Atlantico, alla vigilia dell’anniversario dell’inizio della guerra.

«Questa guerra può essere definita una nuova “guerra dei trent’anni” in Europa, simile per durata ai conflitti del 1618-1648», spiega Battisti.

«Negli ultimi quattro anni il conflitto ha assunto caratteristiche di trincea tipiche della Prima Guerra Mondiale, ma combattute con la tecnologia del XXI secolo. I droni, sia autonomi sia telecomandati, giocano ormai un ruolo decisivo sul campo».

Il fronte sul terreno: soldati e civili sotto pressione

Secondo Battisti, il terreno di guerra resta estremamente letale, con centinaia di migliaia di morti, feriti e mutilati tra soldati e civili. «Gli incontri diplomatici, voluti e “pilotati” dall’ex presidente Trump dal gennaio 2024, non hanno prodotto risultati concreti, se non lo scambio di qualche centinaio di prigionieri».

Il generale osserva che Mosca continua a puntare su una soluzione militare se Kiev e l’Occidente non accettano le richieste di Putin, invariate dall’inizio dell’invasione: cessione di Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia, riduzione delle forze ucraine, cambio di governo a Kiev, nessun ingresso dell’Ucraina nella NATO e nessuno schieramento di truppe occidentali sul territorio.

La strategia russa e la “cintura” di città fortificate

Il Cremlino insiste sul fatto che i negoziati saranno possibili solo dopo un accordo di pace sostanzialmente vincolato alle condizioni di Mosca, che includerebbe la cessione del 20% del Donetsk ancora in mano ucraina. «Questa zona è difesa da una linea di città fortificate costruita nel 2014 su un fronte di 70 chilometri», sottolinea Battisti. «La posizione collinare permette una difesa efficace e gli ucraini non intendono ritirarsi, temendo che i russi possano usarla come trampolino per conquistare l’intera Ucraina orientale fino al fiume Dnipro».

Sanzioni e forniture militari: perché la guerra non si ferma

Nonostante le 19 serie di sanzioni europee, la Russia continua a reperire armamenti grazie a canali alternativi: Turchia, Cina, Hong Kong, Emirati Arabi Uniti e il contributo della Corea del Nord in uomini, mezzi e munizioni.

«La situazione non lascia presagire una conclusione rapida del conflitto», conclude Battisti. «Accettare le richieste di Putin significherebbe, di fatto, una resa dell’Ucraina. La storia ci insegna che in ogni guerra la pace non è mai equa: esistono solo la pace dei vincitori e quella degli sconfitti».