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I 45 giorni che hanno preceduto la morte di Domenico: indagine tra ritardi e dubbi clinici

I 45 giorni che hanno preceduto la morte di Domenico: indagine tra ritardi e dubbi clinici

Convocazione tardiva dell’Heart Team, Ecmo utilizzato oltre i limiti e il Berlin Heart non preso in considerazione : i punti critici del trapianto di cuore di Domenico.

La morte di Domenico, il “bimbo del Monaldi”, solleva interrogativi precisi sulla gestione del trapianto di cuore pediatrico e sulle decisioni mediche nei giorni critici successivi all’intervento del 23 dicembre. I ritardi nella convocazione dell’Heart Team, l’uso prolungato dell’Ecmo oltre i limiti raccomandati e la mancata valutazione tempestiva di alternative come il Berlin Heart hanno posto la famiglia davanti a dubbi cruciali: sarebbe stato possibile salvare il bambino se certe scelte fossero state adottate prima?

Morte di Domenico: ritardi, documenti mancanti e interrogativi sull’intervento

L’inchiesta si concentra anche su altri aspetti della vicenda, come la gestione del trapianto e il trasporto dell’organo da Bolzano a Napoli. Secondo audit interni, il ghiaccio secco sarebbe stato maneggiato dal personale dell’ospedale donatore, ma i protocolli prevedono che tutte le fasi siano sotto la responsabilità del team ricevente. Ulteriori verifiche avrebbero evidenziato difficoltà già durante l’espianto e l’intervento di supporto da parte di un’altra équipe.

Resta inoltre da chiarire il comportamento del cardiochirurgo che ha eseguito il trapianto: doveva attendere l’arrivo del cuore donato prima di rimuovere l’organo malato di Domenico, oppure ha agito correttamente secondo i protocolli?

Al momento, la procura di Napoli sta predisponendo il pool di consulenti per l’autopsia, un esame cruciale per ricostruire la sequenza degli eventi.

La famiglia sarà affiancata dal medico legale Scognamiglio e da un anatomopatologo, con la possibile partecipazione di un cardiochirurgo. Restano documenti mancanti, come il diario di perfusione, che potrebbe indicare l’esatto momento della rimozione del cuore del bambino, e molte domande aperte.

Il dolore di mamma Patrizia, costretta a scoprire la sorte del figlio dai giornali, e l’ipotesi di reato di omicidio colposo, ora aggravata su richiesta della famiglia a omicidio volontario con dolo eventuale, segnano un capitolo ancora pieno di incognite.

Morte di Domenico, 45 giorni di vuoto prima dell’Heart Team: cosa è successo davvero?

La tragica morte di Domenico continua a generare domande dolorose e senza risposta. L’inchiesta aperta dalla magistratura mira a fare luce sugli eventi successivi al trapianto di cuore del 23 dicembre presso l’Ospedale Monaldi e, in particolare, a verificare se ci siano stati ritardi o omissioni nella gestione medica del bambino. Dopo il fallimento dell’intervento e il decesso, si apre un periodo cruciale, segnato da prime criticità. Il numero degli indagati è salito da sei a sette, con l’inserimento di una dirigente medica dell’ospedale.

Uno degli aspetti più controversi riguarda i 45 giorni intercorsi prima della convocazione della prima riunione ufficiale dell’Heart Team, avvenuta solo il 6 febbraio. Come ha sottolineato il medico legale Luca Scognamiglio, nominato dalla famiglia, a quell’incontro partecipavano inizialmente solo i medici curanti. L’11 febbraio la discussione è stata allargata ad altri specialisti, mentre solo il 18 febbraio Domenico ha potuto contare sulla valutazione di esperti provenienti dai principali centri trapianti italiani, i quali hanno escluso categoricamente la possibilità di un secondo trapianto, stimando le probabilità di successo inferiori al 10%.

La famiglia, come evidenzia l’avvocato Francesco Petruzzi, ritiene che “quei 45 giorni abbiano avuto un peso decisivo. Domenico è rimasto attaccato all’Ecmo per un periodo molto più lungo rispetto a quanto indicato dalla letteratura medica (20-30 giorni), riducendo le possibilità di adottare alternative come il Berlin Heart, un cuore artificiale che avrebbe potuto prolungare la vita del bambino in attesa di un nuovo organo.

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