Sarebbero nove le perizie che incastrerebbero Andrea Sempio nelle indagini sul delitto di Garlasco. Gli inquirenti hanno realizzato un avatar dell’indagato per ricostruire i suoi movimenti.
Le indagini sul delitto di Garlasco: nove perizie incastrano Andrea Sempio
Gli inquirenti hanno creato un avatar per ricostruire i movimenti di Andrea Sempio all’interno della villetta in cui si è consumato il delitto di Garlasco.
Un manichino tridimensionale realizzato dall’ingegner Simone Tiddia è stato posizionato “sulla scena originaria” del crimine per dare riscontri sulla compatibilità tra le impronte di Sempio sul primo gradino e l’impronta 33 della mano destra sul muro della scala della cantina. Questa impronta è un punto di discordia tra l’accusa e la difesa, in quanto è una prova decisiva per la ricostruzione dell’omicidio.
Secondo le indagini coincide “per 15 minuzie” al palmo di Andrea Sempio, ma secondo una relazione della difesa solo cinque e di conseguenza non sarebbe la sua.
La consulenza di Taddia ha fatto emergere un altro dato. “La mano dell’avatar” sarebbe sovrapponibile con la misura e “la conformazione dell’impronta 33“, e sarebbe compatibile con il posizionamento dell’assassino in cima alle scale.
Sullo “scalino 0” ci sono impronte di scarpe compatibili con una fase di “osservazione” del corpo della vittima dopo l’aggressione. Secondo la ricostruzione significherebbe che Andrea Sempio ha guardato Chiara Poggi da quello scalino, appoggiandosi al muro. L’avatar conferma questa dinamica.
Garlasco, l’avatar di Sempio e i dettagli dell’aggressione
Gli esperti hanno sottolineato che la conformazione del corpo umano subisce cambiamenti e bisogna tenere conto che Andrea Sempio aveva 19 anni all’epoca dei fatti e 27 quando sono stati effettuati i calcoli, precisando che in ogni caso il risultato non è compromesso. “Non è stata operata alcuna ‘forzatura dimensionale’ per adagiare l’avatar sulla scena” hanno aggiunto. Sono nove le consulenze tecniche che sembrano incastrare Andrea Sempio.
Cristina Cattaneo ha stabilito che Chiara Poggi è stata colpita dodici volte con “un oggetto tondeggiante o diffuso“, probabilmente “un martello costituisce un candidato plausibile“. Questa ipotesi è rafforzata dal fatto che Giuseppe Poggi, papà della vittima, ha denunciato ai carabinieri la scomparsa di un martello dopo i lavori di ristrutturazione. “Rimane possibile che non sia un martello, una mazzetta o il retro di una piccola accetta, ma un oggetto con caratteristiche simili in qualche sua parte” ha scritto l’anatomopatologa.