> > Indagine sul video rubato di Stefano De Martino: oltre 3.000 persone nel mirino

Indagine sul video rubato di Stefano De Martino: oltre 3.000 persone nel mirino

Indagine sul video rubato di Stefano De Martino: oltre 3.000 persone nel mirino

Le difese di Stefano De Martino annunciano azioni civili per ogni nominativo che ha condiviso o conservato il video privato, mentre la Polizia postale individua migliaia di utenti

La vicenda che riguarda il video privato di Stefano De Martino e Caroline Tronelli continua a svilupparsi con rilevanti ricadute giudiziarie e di immagine. Dopo la pubblicazione iniziale del materiale su una piattaforma per adulti e il successivo oscuramento del sito da parte delle autorità, il filmato è sopravvissuto grazie ai download e alla condivisione su app di messaggistica e gruppi online.

Le difese del conduttore hanno ribadito che ogni ritrasmissione non autorizzata costituisce un illecito perseguibile.

La Polizia postale ha lavorato per rimuovere le fonti pubbliche, ma molti utenti avevano già conservato copie o link che hanno continuato a circolare. Gli avvocati di De Martino hanno annunciato una strategia volta non solo a chiedere la rimozione definitiva dei file, ma anche a individuare e colpire con azioni civili risarcitorie chiunque abbia contribuito alla diffusione, includendo nella portata dei provvedimenti anche chi si è limitato a inoltrare o a conservare il materiale.

Modalità del furto e prime indagini

L’inchiesta ha rivolto l’attenzione non tanto a un attacco informatico tradizionale, quanto a un presunto accesso abusivo tramite credenziali conservate da un tecnico che aveva lavorato sull’impianto di videosorveglianza della casa. Secondo gli investigatori, da quelle telecamere sarebbero stati estratti filmati privati che poi sono finiti su un sito per adulti e, da lì, sono stati rilanciati in chat e gruppi.

La dinamica ipotizzata parla di un passaggio dal dispositivo locale a piattaforme di terzi e, successivamente, a canali di messaggistica dove la condivisione è esplosa in poche ore.

Il ruolo del presunto manutentore

Tra gli indagati figura un tecnico che, secondo le accuse, avrebbe mantenuto le credenziali dell’impianto e le avrebbe usate in seguito per entrare nelle telecamere. Le ipotesi di reato a suo carico includono accesso abusivo a sistema informatico e la registrazione non autorizzata di contenuti sensibili. Questa ricostruzione ha spostato il focus degli inquirenti verso comportamenti individuali riconducibili a un possibile sfruttamento professionale della fiducia e delle competenze tecniche.

Diffusione attraverso app e mercati illeciti