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Hantavirus sulla nave da crociera: chi era il "paziente zero", l’ornitologo Leo Schilperoord

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Hantavirus: il paziente zero è l’ornitologo olandese Leo Schilperoord, indagini sul contagio a Ushuaia prima dell'imbarco sulla MV Hondius.

Il caso del paziente zero ha assunto un ruolo centrale nelle indagini sul focolaio dell’hantavirus associato a una nave da crociera partita dall’Argentina. Le autorità sanitarie internazionali stanno lavorando per ricostruire con precisione l’origine, focalizzandosi in particolare sulle possibili esposizioni avvenute nell’area di Ushuaia, in Terra del Fuoco, ritenuta il punto cruciale.

Hantavirus, decorso dell’infezione a bordo della MV Hondius e conseguenze fatali

Il primo aprile i coniugi si sono imbarcati sulla nave MV Hondius da Ushuaia insieme ad altri 112 passeggeri, molti dei quali interessati all’osservazione naturalistica. Pochi giorni dopo, il 6 aprile, Leo Schilperoord ha iniziato a manifestare sintomi compatibili con l’infezione, tra cui febbre, cefalea e disturbi gastrointestinali.

Le sue condizioni sono rapidamente peggiorate fino all’11 aprile, quando ha sviluppato insufficienza respiratoria ed è deceduto a bordo; la causa inizialmente non è stata immediatamente chiarita.

Il 24 aprile il corpo è stato sbarcato sull’isola di Sant’Elena durante una sosta programmata, insieme alla moglie e ad altri passeggeri. Il giorno successivo Mirjam Schilperoord ha lasciato l’isola con un volo diretto a Johannesburg, dove avrebbe dovuto proseguire per i Paesi Bassi con un volo KLM, ma le sue condizioni sono peggiorate fino al decesso in Sudafrica, dopo un collasso in aeroporto.

Secondo le ricostruzioni riportate anche dal New York Post, il contagio sarebbe avvenuto durante la visita alla discarica di Ushuaia, dove la coppia avrebbe inalato particelle contaminate da escrementi di roditori, potenziali portatori del virus. L’hantavirus andino è considerato particolarmente pericoloso e, come sottolineato nelle indagini, rappresenta “l’unica forma nota di trasmissione da uomo a uomo”. La vicenda ha attirato l’attenzione internazionale non solo per la dinamica del contagio, ma anche per la storia personale dei due studiosi, noti per le loro ricerche ornitologiche e per una vita dedicata ai viaggi naturalistici, conclusasi tragicamente durante quella che doveva essere un’ulteriore spedizione scientifico-naturalistica.

Focolaio di Hantavirus, individuato il “paziente zero”: i viaggi e il decesso della moglie

Come riportato dall’Adnkronos, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha individuato nel 70enne ornitologo olandese Leo Schilperoord il possibile “paziente zero” del focolaio di hantavirus (variante andina) associato alla nave da crociera MV Hondius. L’uomo viaggiava insieme alla moglie Mirjam Schilperoord, 69 anni, in un lungo itinerario di circa quattro mesi in Sud America dedicato al birdwatching. La coppia, originaria del piccolo centro di Haulerwijk nei Paesi Bassi, era partita il 27 novembre e aveva attraversato Argentina, Cile e Uruguay prima di tornare in Argentina a fine marzo.

Secondo le ricostruzioni sanitarie, il possibile momento di esposizione sarebbe avvenuto in Terra del Fuoco, durante una visita alla discarica di Ushuaia, luogo frequentato dagli appassionati di osservazione degli uccelli. In quell’area è stata ipotizzata la presenza di ratti dalla coda lunga, considerati vettori del virus. Come riportato da fonti locali, nel sito “è abituale per gli appassionati andare alle discariche perché ci sono molti uccelli, in generale necrofagi che si nutrono di carogne”, e si tratta di “una montagna di rifiuti che oggi supera di molto il limite prefissato inizialmente dalle autorità”. Le autorità sanitarie argentine stanno ora approfondendo le indagini con il supporto dell’Istituto Malbrán, catturando roditori e analizzando campioni biologici per verificare la presenza del ceppo virale.

Anche Cile e Uruguay hanno escluso, in base ai tempi di incubazione fino a otto settimane, che l’infezione possa essere avvenuta successivamente. La difficoltà nel ricostruire con precisione tutti gli spostamenti della coppia, aggravata dal loro decesso, ha lasciato alcune lacune ancora da colmare nelle indagini epidemiologiche.