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Delitto Garlasco, la famiglia di Chiara Poggi rompe il silenzio: "Indagini gravemente condizionate"

Garlasco Chiara Poggi

Famiglia di Chiara Poggi e legali contestano le nuove ipotesi investigative, ribadendo la fiducia nella condanna definitiva di Alberto Stasi.

Nel quadro delle nuove verifiche sul caso Garlasco, la famiglia di Chiara Poggi, tramite i propri legali, ha assunto una posizione nettamente critica rispetto alle ipotesi investigative emerse, ribadendo la piena adesione alla sentenza definitiva che ha condannato Alberto Stasi e contestando la solidità degli elementi oggi al centro del dibattito giudiziario contro Andrea Sempio.

Delitto di Garlasco: posizione della famiglia Poggi sulle nuove ipotesi investigative

Nel contesto degli ultimi sviluppi sul caso Garlasco, la famiglia Poggi ha reagito con fermezza alle ipotesi investigative riemerse, ribadendo attraverso i propri legali una posizione di totale non condivisione degli scenari alternativi rispetto alla condanna definitiva di Alberto Stasi, risalente al 2015.

Viene infatti ricordato come tale sentenza sia stata confermata in via irrevocabile dalla Cassazione.

L’avvocato Francesco Compagna, in un’intervista al Corriere, pare abbia criticato l’impostazione delle nuove indagini affermando: Si ha l’impressione che gli inquirenti provino a spostare di continuo i dati per renderli compatibili con la loro ipotesi di partenza. Secondo la difesa, infatti, non emergerebbero elementi realmente nuovi: il DNA sulle unghie sarebbe già stato giudicato non attribuibile, mentre su scarpe, pedali e impronte non vi sarebbero sviluppi rilevanti.

Viene inoltre ribadito che “Ad oggi non c’è nulla che metta in discussione la responsabilità di Stasi e nulla che evochi la responsabilità di Sempio”.

Anche l’avvocato Tizzoni insisterebbe sulla mancanza di prove scientifiche certe: “servono prove scientifiche oggettive”, mentre nelle nuove attività investigative “non è emerso niente di certo nei confronti di Sempio”. Verrebbe richiamato anche un elemento aggiuntivo relativo a Stasi, ossia la traccia di DNA sulla cannuccia di un Estathé trovata nel cestino della cucina. Infine, verrebbe ridimensionata anche la portata dell’intercettazione ambientale che coinvolge Andrea Sempio, in cui l’uomo si auto-riprende mentre parla e imita la voce della vittima. Per la famiglia Poggi, infatti, “Fa impressione solo per come quelle frasi sono state rese pubbliche. Ma chiunque può facilmente capire che non è una confessione”. E ancora: Far trapelare una trascrizione senza spiegarne il contesto è pura suggestione, con un parallelo rispetto alla cosiddetta “impronta 33”, successivamente contestata nei suoi presupposti scientifici.

Garlasco, lo sfogo dei genitori di Chiara Poggi sulle intercettazioni: “Indagini gravemente condizionate”

Come riportato dal Corriere, gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, che assistono la famiglia Poggi, in una lunga nota pare abbiano chiarito di aver scelto finora il riserbo “per rispetto istituzionale”. In particolare avrebbero affermato: “Per rispetto istituzionale abbiamo sempre evitato di esternare pubblicamente le ragioni per le quali la famiglia Poggi ritiene che le attività di indagine compiute dai Carabinieri della Stazione di Milano Moscova siano state gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti ‘giornalistici’.

Nello stesso documento pare sia stato espresso anche il disagio per le recenti intercettazioni disposte sui familiari di Chiara Poggi, considerate un atto sorprendente: Prendiamo atto del fatto che la Procura di Pavia abbia ritenuto di sottoporre a intercettazioni i familiari della vittima, sottolineando come la loro unica “colpa” sarebbe stata quella di aver partecipato al processo che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi e di non ritenere credibile il coinvolgimento di Andrea Sempio.

I legali denuncerebbero inoltre la circolazione non autorizzata di materiale investigativo: Vengono impropriamente diffusi anche gli esiti di tale sorprendente attività captativa in spregio a tutte le norme penali di riferimento. Nonostante ciò, i familiari — Giuseppe, Rita e Marco Poggi — avrebbero ribadito la volontà di mantenere un atteggiamento rispettoso e di non alimentare polemiche pubbliche, pur parlando di “continue aggressioni” subite nel tempo.