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Omicidio Diabolik, la Corte d'Assise d’Appello riscrive la sentenza: assolto Calderon

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La sentenza su Raul Esteban Calderon, presunto killer di Fabrizio Piscitelli, ha riaperto i dubbi su responsabilità e mandanti dell’omicidio Diabolik.

A quasi sette anni dall’omicidio di Fabrizio Piscitelli, conosciuto come “Diabolik”, il caso continua a rimanere avvolto nell’incertezza. La decisione della Corte d’Assise d’Appello di Roma di assolvere Raul Esteban Calderon, inizialmente condannato all’ergastolo, ha riaperto interrogativi su esecutori e mandanti di uno dei delitti più discussi della criminalità romana recente.

Caso Diabolik, ribaltata la sentenza: assolto Calderon per l’omicidio Piscitelli

L’omicidio di Fabrizio Piscitelli, storico capo ultras della Lazio conosciuto come “Diabolik”, resta ancora senza un responsabile accertato. La Corte d’Assise d’Appello di Roma ha infatti assolto Raul Esteban Calderon, indicato dagli inquirenti come presunto esecutore materiale del delitto, annullando la precedente condanna all’ergastolo pronunciata in primo grado. Come riportato dall’Ansa, i giudici di secondo grado hanno disposto l’assoluzione con formula piena “per non aver commesso il fatto”, nonostante la procura generale avesse chiesto la conferma della pena massima e il riconoscimento dell’aggravante del metodo mafioso.

Piscitelli venne assassinato il 7 agosto 2019 nel parco degli Acquedotti, a Roma, mentre si trovava seduto su una panchina. Sarebbe stato raggiunto da un colpo di pistola alla testa sparato in pieno giorno. Nel corso del procedimento d’appello, i magistrati Francesco Cascini, Pantaleo Polifemo ed Eugenio Rubolino avevano insistito per la conferma dell’ergastolo, chiedendo anche il riconoscimento dell’aggravante mafiosa esclusa nel primo giudizio.

Tuttavia, la Corte ha ribaltato completamente la decisione precedente, aprendo un nuovo scenario investigativo e giudiziario su uno dei casi più discussi degli ultimi anni nella capitale.

Caso Diabolik, assolto Calderon per l’omicidio Piscitelli: le reazioni dei legali e della famiglia Piscitelli

La sentenza di assoluzione ha provocato reazioni opposte tra difesa e parte civile. L’avvocato Gian Domenico Caiazza, che assiste Calderon insieme alla collega Eleonora Nicla Moiraghi, ha dichiarato come riportato da Sky Tg24: “Ce lo aspettavamo, eravamo certi della fondatezza delle nostre ragioni”, sostenendo inoltre che nel processo “non c’era nessuna prova che coinvolgesse Calderon” e che quella emessa dalla Corte fosse “la conclusione giusta, l’unica possibile alla luce delle prove in atti”.

Di tono completamente diverso le parole dei familiari di Piscitelli e dei loro legali. L’avvocata Tiziana Siano ha definito quanto accaduto “una vergogna”, aggiungendo che “se siamo arrivati a una assoluzione di quello che noi riteniamo l’esecutore materiale, perché comunque il video mi sembra abbastanza chiaro, è evidente che questa decisione nasce da errate attività investigative”. La legale ha inoltre sottolineato che “a distanza di sette anni non ci sono né i mandanti e oggi di fatto non c’è neanche un esecutore materiale”, chiedendo spiegazioni sugli sviluppi dell’inchiesta.

Anche la sorella di Fabrizio Piscitelli ha espresso forte amarezza dopo la sentenza, affermando: “Per noi lui resta l’assassino, anzi il killer professionista assoldato dalla mafia”. La donna ha poi ribadito la fiducia nei magistrati che hanno seguito il caso, spiegando che “continuiamo a lottare e ad attendere risposte sui mandanti noti da quasi 8 anni”. Secondo la famiglia, il lavoro della Direzione distrettuale antimafia e degli investigatori potrebbe ancora portare a una svolta decisiva, perché “la giustizia non darà una risposta solo alla nostra famiglia ma alla società civile”.