> > perché un bar ha portato l'espresso a 1,50 euro e cosa significa per il settore

perché un bar ha portato l'espresso a 1,50 euro e cosa significa per il settore

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Un bar di Curno alza il prezzo dell'espresso a 1,50 euro e scatena polemiche: dalla gestione dei costi alla richiesta di riconoscere il valore culturale del caffè.

Aumento del prezzo dell’espresso scatena polemiche alle porte di Bergamo

Un bar appena fuori Bergamo ha deciso di alzare il prezzo dell’espresso e la notizia ha acceso un acceso dibattito sui social e tra gli operatori della zona. Il proprietario parla di una scelta dettata da ragioni economiche — costi crescenti e margini ristretti — ma anche da una volontà culturale: riconoscere il valore del servizio offerto dietro la tazzina.

Le reazioni non sono state univoche. C’è chi ha protestato, chi ha capito la necessità dell’aumento e altri esercenti hanno espresso solidarietà, ricordando le spese “invisibili” dietro ogni caffè: forniture, costi del personale, tasse e manutenzione delle attrezzature. Molti commenti hanno messo in luce quanto sottili siano i margini e quanto incisivi possano essere i costi fissi per un’attività di questo tipo.

Perché il prezzo è salito: costi, lavoro e logistica

L’aumento non arriva dal nulla: è la somma di più fattori operativi ed economici. Tra le voci che pesano di più ci sono la manodopera qualificata — baristi che devono alzarsi presto e gestire turni —, l’energia, la manutenzione della macchina espresso e i materiali di consumo come tazzine e zucchero. Anche le imposte e le spese per gli adeguamenti normativi contribuiscono a erodere il margine.

La provenienza e il prezzo del chicco, insieme ai costi di trasporto e ai volumi di fornitura, influiscono a loro volta sulla marginalità. Per molti gestori, quindi, rivedere il prezzo per singola tazzina diventa una scelta necessaria per mantenere il locale in equilibrio e continuare a offrire il servizio.

Non è vero che i volumi risolvono tutto

Tra le obiezioni più frequenti c’è l’idea che aumentare le vendite possa compensare i margini ridotti. Nella pratica, però, vendere centinaia di caffè o brioche al giorno è fattibile solo per pochi locali in posizioni strategiche. Per la maggior parte dei bar non è una tattica praticabile: servire più clienti richiede investimenti in personale e tempi di servizio che non sempre sono sostenibili. Spesso la strada percorribile è ripensare il rapporto qualità/prezzo, non puntare esclusivamente sui volumi.

Valore percepito e dignità del prodotto

Il titolare ha voluto sottolineare che il caffè è più di una semplice bevanda: è un rito quotidiano, un momento di socialità. Secondo lui, prezzi troppo bassi a lungo andare hanno contribuito a sminuire l’abilità del barista e l’artigianalità della preparazione. L’adeguamento tariffario è quindi presentato anche come un tentativo di restituire valore alla tazzina e a chi la prepara, non solo come un rincaro fine a sé stesso.

Specialty vs caffetteria tradizionale

Nel settore coesistono approcci diversi: ci sono locali che puntano sul specialty coffee, con tracciabilità, tecniche di estrazione e tostature curate, e altri che restano ancorati a un modello tradizionale orientato ai volumi e al prezzo. I primi attirano clienti disposti a pagare di più per qualità e esperienza; i secondi faticano spesso a trasferire sul listino il valore delle innovazioni perché la clientela non sempre le riconosce. La scelta commerciale deve quindi tenere conto della domanda locale: l’offerta va costruita in relazione al contesto, non solo al desiderio di alzare i prezzi.

Confronti internazionali e implicazioni per il settore

Il gestore ha citato esempi esteri per mostrare come in altri Paesi il caffè possa costare di più senza suscitare polemiche analoghe. Da noi, invece, i listini sono rimasti per anni più ancorati a prezzi bassi, mentre i costi di produzione e del lavoro sono aumentati. Esistono nicchie disposte a pagare un premium, ma il mercato di massa resta sensibile al rapporto prezzo–aspettativa. Se molte attività non adegueranno i conti, alcune rischiano di chiudere o di essere messe in vendita.

Ridare valore al caffè significa anche preservare quei punti di incontro che animano i quartieri e garantire la sostenibilità economica di chi ci lavora. La discussione nata a Bergamo potrebbe spingere altri locali a rivedere i propri listini o, almeno, a spiegare meglio ai clienti cosa c’è dietro ogni tazzina.