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Aumento del prezzo dell’espresso scatena polemiche alle porte di Bergamo
Un bar appena fuori Bergamo ha deciso di alzare il prezzo dell’espresso e la notizia ha acceso un acceso dibattito sui social e tra gli operatori della zona. Il proprietario parla di una scelta dettata da ragioni economiche — costi crescenti e margini ristretti — ma anche da una volontà culturale: riconoscere il valore del servizio offerto dietro la tazzina.
Le reazioni non sono state univoche. C’è chi ha protestato, chi ha capito la necessità dell’aumento e altri esercenti hanno espresso solidarietà, ricordando le spese “invisibili” dietro ogni caffè: forniture, costi del personale, tasse e manutenzione delle attrezzature. Molti commenti hanno messo in luce quanto sottili siano i margini e quanto incisivi possano essere i costi fissi per un’attività di questo tipo.
Perché il prezzo è salito: costi, lavoro e logistica
L’aumento non arriva dal nulla: è la somma di più fattori operativi ed economici. Tra le voci che pesano di più ci sono la manodopera qualificata — baristi che devono alzarsi presto e gestire turni —, l’energia, la manutenzione della macchina espresso e i materiali di consumo come tazzine e zucchero. Anche le imposte e le spese per gli adeguamenti normativi contribuiscono a erodere il margine.
La provenienza e il prezzo del chicco, insieme ai costi di trasporto e ai volumi di fornitura, influiscono a loro volta sulla marginalità. Per molti gestori, quindi, rivedere il prezzo per singola tazzina diventa una scelta necessaria per mantenere il locale in equilibrio e continuare a offrire il servizio.
Non è vero che i volumi risolvono tutto
Tra le obiezioni più frequenti c’è l’idea che aumentare le vendite possa compensare i margini ridotti. Nella pratica, però, vendere centinaia di caffè o brioche al giorno è fattibile solo per pochi locali in posizioni strategiche. Per la maggior parte dei bar non è una tattica praticabile: servire più clienti richiede investimenti in personale e tempi di servizio che non sempre sono sostenibili. Spesso la strada percorribile è ripensare il rapporto qualità/prezzo, non puntare esclusivamente sui volumi.
Valore percepito e dignità del prodotto
Il titolare ha voluto sottolineare che il caffè è più di una semplice bevanda: è un rito quotidiano, un momento di socialità. Secondo lui, prezzi troppo bassi a lungo andare hanno contribuito a sminuire l’abilità del barista e l’artigianalità della preparazione. L’adeguamento tariffario è quindi presentato anche come un tentativo di restituire valore alla tazzina e a chi la prepara, non solo come un rincaro fine a sé stesso.
Specialty vs caffetteria tradizionale
Nel settore coesistono approcci diversi: ci sono locali che puntano sul specialty coffee, con tracciabilità, tecniche di estrazione e tostature curate, e altri che restano ancorati a un modello tradizionale orientato ai volumi e al prezzo. I primi attirano clienti disposti a pagare di più per qualità e esperienza; i secondi faticano spesso a trasferire sul listino il valore delle innovazioni perché la clientela non sempre le riconosce. La scelta commerciale deve quindi tenere conto della domanda locale: l’offerta va costruita in relazione al contesto, non solo al desiderio di alzare i prezzi.
Confronti internazionali e implicazioni per il settore
Il gestore ha citato esempi esteri per mostrare come in altri Paesi il caffè possa costare di più senza suscitare polemiche analoghe. Da noi, invece, i listini sono rimasti per anni più ancorati a prezzi bassi, mentre i costi di produzione e del lavoro sono aumentati. Esistono nicchie disposte a pagare un premium, ma il mercato di massa resta sensibile al rapporto prezzo–aspettativa. Se molte attività non adegueranno i conti, alcune rischiano di chiudere o di essere messe in vendita.
Ridare valore al caffè significa anche preservare quei punti di incontro che animano i quartieri e garantire la sostenibilità economica di chi ci lavora. La discussione nata a Bergamo potrebbe spingere altri locali a rivedere i propri listini o, almeno, a spiegare meglio ai clienti cosa c’è dietro ogni tazzina.