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Caso Omerovic, poliziotto a processo per l'accusa di tortura: la decisione del giudice

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Poliziotto a processo per tortura nel caso Omerovic: accuse di violenza e falsificazione dei verbali per l’intervento a Primavalle.

Il poliziotto Andrea Pellegrini è stato rinviato a processo con l’accusa di tortura nel caso Omerovic, la vicenda che ha visto l’uomo precipitare da una finestra durante un intervento degli agenti a Primavalle. Il procedimento solleva questioni cruciali sul rispetto dei diritti dei cittadini e sulla responsabilità della polizia, evidenziando l’importanza di fare piena luce sui fatti e garantire giustizia.

Caso Omerovic: accuse di violenza contro il poliziotto Pellegrini

Il 25 luglio 2022, durante un intervento degli agenti nell’abitazione di via Gerolamo Aleandro, Omerovic, 36enne di origine rom, precipitò da una finestra nel tentativo di sfuggire. Secondo l’accusa, Pellegrini avrebbe colpito la vittima con due schiaffi, brandito un coltello da cucina verso di lui e sfondato la porta della camera da letto con un calcio, nonostante l’uomo fosse pronto a consegnare le chiavi. Il poliziotto avrebbe inoltre falsificato i verbali, dichiarando che l’intervento fosse frutto di un incontro casuale per strada, mentre sarebbe stato precedentemente concordato per telefono.

Poliziotto a processo per tortura nel caso Omerovic

Il tribunale di Roma ha disposto il rinvio a giudizio di Andrea Pellegrini, agente in servizio nel distretto di Primavalle al momento dei fatti, accusato di tortura e falso nell’ambito della vicenda di Hasib Omerovic. Il processo è fissato per il 2 novembre davanti al tribunale collegiale, con il ministero dell’Interno indicato come responsabile civile.

Sempre oggi, al termine di un processo abbreviato, l’agente Alessandro Sicuranza è stato condannato a un anno e quattro mesi per falso, mentre Maria Rosa Natale è stata assolta. Un altro poliziotto coinvolto, Fabrizio Ferrari, aveva patteggiato undici mesi e sedici giorni, beneficiando delle attenuanti generiche. La famiglia di Omerovic, rimasta coinvolta negli eventi, ha dovuto affrontare un ricovero di otto mesi a causa delle gravi ferite riportate.

Carlo Stasolla, presidente dell’associazione 21 Luglio, ha commentato: “Con il rinvio a giudizio e le condanne di oggi, si compie un ulteriore passo nella ricerca della verità di quanto accaduto il 25 luglio 2022… Continueremo a vigilare sulla vicenda garantendo la nostra presenza in ogni tappa del percorso giudiziario sino a quando tutti i responsabili non saranno individuati e puniti”. L’associazione sottolinea come sia stato necessario evitare che la vicenda venisse minimizzata, impegnandosi affinché la famiglia riceva il giusto risarcimento e la vicenda sia affrontata con la massima trasparenza.