Un bambino di quattro anni è caduto dalla terrazza dell’abitazione in cui vive con la famiglia, situata al secondo piano nell’hinterland di Pordenone. Il padre, nel tentativo disperato di salvarlo, si è lanciato nel vuoto, riuscendo ad afferrarlo e a stringerlo a sé prima di precipitare insieme a lui sul tettuccio di un’automobile parcheggiata nel cortile. Una vicenda che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia, ma che si è conclusa fortunatamente con conseguenze limitate: il piccolo ha riportato soltanto qualche graffio, mentre l’uomo ha riportato alcune contusioni.
A raccontare l’accaduto è stato Roberto Dall’Amico, primario di Pediatria dell’ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone, che ha condiviso sui social una riflessione sul gesto del genitore e sull’importanza di prestare attenzione ai bambini. Il piccolo è stato sottoposto a tutti gli accertamenti necessari ed è stato dimesso insieme al padre il giorno successivo.
Bimbo precipita da una terrazza, il racconto del primario: “Il papà non ci ha pensato due volte”
Nel suo post, Dall’Amico ricostruisce i momenti drammatici in cui il padre si è accorto che il figlio stava correndo verso la terrazza e non è riuscito a fermarlo in tempo. “Si è lanciato sul bambino sapendo che sarebbe caduto anche lui. È riuscito ad afferrarlo e a stringerlo a sé prima di finire sopra la vecchia utilitaria“, scrive il medico.
L’impatto ha danneggiato pesantemente l’abitacolo dell’auto, ma padre e figlio sono riusciti a salvarsi. “Sono stati dimessi dall’ospedale il giorno dopo“, racconta il primario, sottolineando come entrambi se la siano cavata con un grande spavento.
Intervistato dal Gazzettino, Dall’Amico ha aggiunto che il bambino è arrivato nel suo reparto ed è stato sottoposto a tutti gli esami. “Gli abbiamo fatto tutti gli esami, ma se l’è cavata praticamente da illeso. Non aveva nulla, nonostante il volo“, ha spiegato.
Padre salva il figlio caduto da una terrazza: “Una storia finita bene”
Oltre alla dinamica dell’incidente, il primario ha voluto soffermarsi sul significato del gesto compiuto dal padre e sulla rapidità con cui un genitore può reagire quando vede il proprio figlio in pericolo.
“È una storia finita bene”, scrive Dall’Amico, ricordando che i bambini richiedono “mille attenzioni” e che, in situazioni come questa, anche la fortuna può fare la differenza. Ma il cuore della vicenda, secondo il medico, è soprattutto il coraggio dimostrato dall’uomo, disposto a mettere a rischio la propria vita pur di tentare di salvare quella del figlio.
Nella sua riflessione, il primario si interroga su quale forza possa spingere una persona a superare persino l’istinto di sopravvivenza. “Esiste però una paura più grande che permette di agire con coraggio e determinazione. La paura di perdere un figlio“, scrive, descrivendo il sentimento che, a suo avviso, ha guidato il genitore in quei pochi istanti.
E conclude con una domanda che lascia spazio alla riflessione: “Quanti di noi avrebbero avuto il coraggio di comportarsi nello stesso modo?“.
