> > Ebola, confermato primo caso dopo 12 anni: scatta il tracciamento dei contatti

Ebola, confermato primo caso dopo 12 anni: scatta il tracciamento dei contatti

Ebola, confermato primo caso dopo 12 anni: scatta il tracciamento dei contatti

Ebola, cresce la preoccupazione per la diffusione del virus: la nuova infezione riaccende i timori per l’espansione dell’epidemia e i rischi per la salute pubblica.

L’epidemia di Ebola continua a destare preoccupazione in Africa, con nuovi contagi che confermano la diffusione del virus oltre i territori inizialmente colpiti. La Nigeria ha registrato il primo caso legato all’attuale focolaio, mentre in Kenya le infezioni sono salite a nove. Al centro dell’emergenza c’è la variante Bundibugyo, che sta mettendo a dura prova le autorità sanitarie e richiede controlli rafforzati per contenere il rischio di ulteriori contagi.

Ebola in Africa, coinvolti anche Kenya e Congo: i rischi della variante Bundibugyo

Il caso registrato in Nigeria si aggiunge a quelli rilevati in altri Paesi africani e segna un nuovo passaggio nella diffusione dell’epidemia. Il Kenya ha confermato il suo primo contagio all’inizio di ottobre e successivamente ha raggiunto nove infezioni. Tra i pazienti figura un uomo di 24 anni, familiare stretto del primo caso individuato nel Paese: si trovava già in quarantena quando ha sviluppato i sintomi ed è stato immediatamente isolato.

Il primo paziente era morto a Nairobi il 5 ottobre. L’Uganda, che nei mesi precedenti aveva segnalato alcuni casi, ha invece dichiarato di non avere attualmente infezioni confermate attive. Il focolaio principale è stato individuato a maggio nella Repubblica Democratica del Congo, dove l’epidemia ha raggiunto dimensioni particolarmente gravi, con oltre 9.500 casi e migliaia di decessi.

L’agente responsabile appartiene alla specie Bundibugyo ebolavirus, una variante rara e meno studiata rispetto ad altri ceppi. Non sono attualmente disponibili vaccini o trattamenti specifici approvati per questa variante, sebbene siano in corso sperimentazioni. L’infezione si trasmette attraverso il contatto diretto con i fluidi corporei di persone contagiate, vive o decedute, e può provocare febbre, vomito, diarrea e, nelle forme più gravi, emorragie interne ed esterne.

La direttrice generale dei Centri africani per il controllo delle malattie, Jean Kaseya, ha definito la situazione una «minaccia estremamente seria», richiamando l’attenzione sull’elevata mortalità. In assenza di strumenti specifici per prevenire o curare l’infezione, le misure centrali restano l’identificazione tempestiva dei malati, il loro isolamento, il controllo dei contatti e il rafforzamento della sorveglianza sanitaria.

Ebola, primo caso in Nigeria dopo 12 anni: 44 persone sotto osservazione

Come riportato dalla BBC, la Nigeria ha confermato il primo contagio riconducibile all’attuale epidemia dopo aver debellato l’ultimo focolaio nazionale nel 2014. La paziente, una donna rientrata ad Abuja dopo un viaggio in Uganda, ha manifestato i primi sintomi il 7 ottobre ed è stata ricoverata quattro giorni più tardi. La diagnosi è arrivata durante il ricovero e la donna è stata posta in isolamento in ospedale. Non è stato chiarito quando sia entrata in Nigeria, né dove abbia contratto l’infezione.

Secondo il ministero della Salute ugandese, la paziente aveva attraversato il Paese durante un viaggio d’affari nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, dove è in corso una grave epidemia. Il semplice transito in Uganda, hanno precisato le autorità locali, non dimostra che il contagio sia avvenuto sul loro territorio. Il ministro nigeriano della Salute, Muhammad Ali Pate, ha annunciato l’avvio delle verifiche per ricostruire gli spostamenti della donna e individuare le persone esposte. Al momento sono stati identificati 44 contatti stretti, mentre il governo ha intensificato le attività di sorveglianza e le misure di prevenzione per limitare il rischio di ulteriori infezioni.

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