L’epidemia di Ebola in Congo continua ad aggravarsi, con oltre 2.500 vittime. Intanto, in Trentino è stato segnalato un caso sospetto: il paziente, rientrato dal Paese africano, è stato isolato in attesa dei risultati dei test.
Sospetto caso in Trentino: paziente isolato, campioni inviati al Sacco
L’allarme riguarda anche l’Italia, dove venerdì 21 agosto è stato attivato in Trentino il protocollo previsto per un sospetto caso di Ebola.
Si tratta di un adulto recentemente rientrato dalla Repubblica Democratica del Congo che ha sviluppato sintomi compatibili con l’infezione. L’Asuit ha precisato che il paziente è considerato a basso rischio e si trova in isolamento nella propria abitazione: l’avvio delle procedure di sicurezza rappresenta una misura precauzionale e non equivale a una diagnosi di Ebola.
Nella sua abitazione sono intervenuti gli operatori sanitari per effettuare i prelievi necessari: i campioni biologici sono stati inviati all’ospedale Luigi Sacco di Milano, centro di riferimento dove verranno effettuate le analisi per verificare l’eventuale presenza del virus.
Nel frattempo, il Dipartimento di prevenzione dell’Asuit ha avviato anche la mappatura preventiva dei contatti stretti, esclusivamente a scopo precauzionale.
Le autorità sanitarie ricordano inoltre che Ebola non si trasmette attraverso normali contatti casuali, ma attraverso il contatto diretto con sangue, secrezioni o altri fluidi corporei di una persona infetta.
Dilaga l’epidemia di Ebola, il bilancio aggiornato dei casi e dei decessi
Continua ad aggravarsi l’emergenza Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, dove il focolaio dichiarato a maggio ha ormai assunto dimensioni senza precedenti per il Paese. Secondo gli ultimi dati disponibili, i contagi confermati hanno superato quota 5.200, mentre le vittime sono più di 2.500. A preoccupare è soprattutto la velocità con cui il bilancio sta aumentando: circa la metà dei decessi sarebbe avvenuta negli ultimi venti giorni. Julien Harneis, coordinatore senior delle Nazioni Unite per la risposta all’emergenza, ha descritto una situazione in rapido deterioramento: “L’epidemia sta crescendo in modo esponenziale. Negli ultimi tre mesi sono morte 2.500 persone, metà delle quali negli ultimi 20 giorni”.
Il virus interessa ormai sei province e un territorio complessivamente più esteso della Francia. L’Organizzazione mondiale della sanità aveva già segnalato a metà agosto una trasmissione particolarmente intensa, con decine di zone sanitarie coinvolte. “L’epidemia si sta diffondendo rapidamente”, ha avvertito Harneis, sottolineando come l’emergenza sanitaria si inserisca in territori segnati da decenni di conflitti, sfollamenti e carenze nei servizi essenziali.
A complicare ulteriormente la risposta sono gli attacchi contro personale e strutture sanitarie, la diffidenza di parte della popolazione e le difficoltà nel tracciare i contatti. Il focolaio è provocato dal virus Bundibugyo, per il quale al momento non esistono vaccini o trattamenti specificamente approvati; sono però in corso sperimentazioni e il Congo sta ricevendo 70mila dosi di Ervebo per studi e protezione del personale in prima linea.
