Un nuovo studio danese riaccende l’attenzione sull’uso del paracetamolo in gravidanza. I ricercatori hanno osservato possibili differenze nello sviluppo ovarico delle bambine esposte durante la vita fetale, ma gli esperti invitano alla cautela: al momento non è stato dimostrato alcun rapporto diretto di causa-effetto.
Paracetamolo in gravidanza: lo studio danese sulle bambine esposte al farmaco
L’esposizione al paracetamolo durante la vita fetale potrebbe essere associata ad alcune differenze nello sviluppo dell’apparato riproduttivo femminile già nei primi mesi dopo la nascita. Come riportato dal Corriere, è quanto suggerisce una ricerca danese pubblicata su Human Reproduction Open, che ha rilevato nelle bambine esposte al farmaco in gravidanza ovaie e utero mediamente più piccoli, un numero inferiore di follicoli ovarici e livelli più bassi di alcuni ormoni riproduttivi.
Gli autori precisano però che si tratta di uno studio osservazionale e che, di conseguenza, non è possibile stabilire un rapporto diretto di causa-effetto.
Il tema è rilevante perché la riserva ovarica si forma già durante la vita fetale: le bambine nascono infatti con il patrimonio di follicoli immaturi che verrà progressivamente consumato fino alla menopausa.
Il paracetamolo resta il farmaco più utilizzato contro febbre e dolore durante la gravidanza ed è generalmente considerato sicuro se assunto alla dose minima efficace e per il minor tempo possibile. Le evidenze disponibili, inoltre, non confermano un aumento del rischio di autismo o ADHD nei bambini esposti durante la gestazione, ipotesi avanzata in passato sulla base di studi limitati e non conclusivi.
Paracetamolo in gravidanza, nuovo studio sulle bambine: sotto osservazione ovaie e follicoli
Dalle informazioni del Corriere, per approfondire il possibile impatto del farmaco sullo sviluppo ovarico, i ricercatori del Rigshospitalet hanno avviato il Copenhagen Analgesic Study (COPANA), condotto tra marzo 2020 e novembre 2022. Delle 3.425 donne sane in gravidanza invitate a partecipare, 685 sono state arruolate durante il primo trimestre e 302 figlie sono state esaminate a tre mesi di vita.
Ogni due settimane le madri hanno comunicato l’eventuale assunzione di paracetamolo e hanno fornito campioni di urina nel primo trimestre per misurarne l’esposizione. Le bambine sono state poi suddivise tra quelle esposte prima delle 17 settimane di gestazione, 92, quelle esposte dalla diciassettesima settimana in poi, 67, e un gruppo di 143 bambine non esposte.
Alla ricerca è stata affiancata anche un’analisi su 1.210 ragazze della Copenhagen Mother-Child Cohort, avviata nel 1996 e seguita dalla prima infanzia fino all’adolescenza. Secondo Margit Bistrup Fischer, responsabile dello studio, «Quando le bambine avevano tre mesi, abbiamo scoperto che quelle esposte al paracetamolo durante la vita fetale presentavano, in media, un volume ovarico inferiore del 40%, un volume uterino inferiore del 13% e il 23% in meno di follicoli ovarici».
Nelle bambine esposte nelle prime fasi della gestazione sono stati inoltre registrati livelli inferiori di ormone antimulleriano, considerato l’indicatore della riserva ovarica. Nella coorte seguita più a lungo, l’esposizione prenatale è risultata associata anche a utero più piccolo durante la pubertà e ovaie di dimensioni inferiori nell’adolescenza.
Paracetamolo in gravidanza, lo studio accende anche i riflettori sulla fertilità futura
Le osservazioni sono coerenti con alcuni studi condotti sugli animali, nei quali alterazioni nella formazione dei follicoli sono state associate a una fertilità ridotta e a un invecchiamento riproduttivo anticipato. Al momento, però, non è possibile stabilire se lo stesso fenomeno avvenga nelle donne. Fischer ha infatti chiarito che «non sappiamo se questo accada anche nell’uomo e se le differenze osservate nel nostro studio possano avere implicazioni per la fertilità e l’età della menopausa nelle donne». Saranno quindi necessari follow-up di lunga durata per capire se le differenze rilevate abbiano conseguenze cliniche in età adulta.
Anche Antonio Clavenna, medico farmacologo dell’Istituto Mario Negri IRCCS di Milano, invita alla prudenza: «non conosciamo le conseguenze in termini di salute riproduttiva» e «è difficile immaginare quali possano essere le eventuali ricadute cliniche». Il paracetamolo continua dunque a essere considerato il trattamento farmacologico di riferimento in gravidanza contro febbre e dolore, purché utilizzato correttamente.
