È stata condannata a cinque anni e quattro mesi Rosa Vespa, la 52enne che la sera del 21 gennaio 2025 aveva messo in atto il rapimento di una neonata di appena un giorno dalla clinica privata “Sacro Cuore” di Cosenza. Come riportato da SkyTg24, la piccola era stata ritrovata poche ore dopo dalla Polizia, ponendo fine a momenti di forte apprensione. La vicenda ha avuto un’ampia risonanza per le modalità con cui è stata portata avanti, segnate da una lunga simulazione e da un inganno protratto nel tempo.
Il processo per rapimento di neonato a Cosenza
A conclusione del procedimento con rito abbreviato, il gup del Tribunale di Cosenza ha riconosciuto alla donna le attenuanti generiche, condannandola per sequestro di persona e disponendo anche il pagamento di una provvisionale di 15mila euro alla famiglia della neonata. Il pm Antonio Bruno Tridico aveva richiesto una pena più severa, pari a otto anni di reclusione. Rosa Vespa, attualmente agli arresti domiciliari, non era presente in aula. Presenti invece i genitori della bambina, costituiti parte civile. Nel corso del processo, l’imputata è stata sottoposta a perizia psichiatrica, che l’ha dichiarata capace di intendere e volere. “Ci riteniamo molto soddisfatti, soprattutto a fronte della richiesta molto alta che non ci aspettavamo, visto tutta una serie di circostanze. Il giudice ha riconosciuto le attenuanti prevalenti sulle contestate aggravanti e quindi si è determinata in questi termini”, ha detto la legale di Rosa Vespa, Teresa Gallucci. “Siamo pienamente soddisfatti perché è una sentenza giusta ed equilibrata. Per i genitori è la fine di un incubo, adesso aspettiamo il procedimento che ancora è in piedi per l’eventuale responsabilità della clinica”, ha commentato Chiara Penna, legale della famiglia della piccola.
Rapimento di una neonata a Cosenza, cosa era accaduto
La sera del 21 gennaio 2025, Rosa Vespa si era fatta accompagnare dal marito Moses Omogo, 44 anni, alla clinica privata “Sacro Cuore” di Cosenza per andare a prendere “Ansel”, quello che lei aveva raccontato essere il loro figlio. In realtà, la donna aveva simulato una gravidanza per nove mesi, ingannando marito e familiari. La posizione dell’uomo è stata successivamente archiviata, essendo risultato completamente estraneo ai fatti. Al momento dell’irruzione degli investigatori nell’abitazione, la scena appariva surreale: la coppia e alcuni familiari stavano festeggiando l’arrivo di “Ansel”, mentre la neonata rapita era stata vestita con una tutina azzurra.