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Referendum sulla Giustizia, Gratteri sotto accusa: esplode la polemica politica e istituzionale

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Il referendum sulla Giustizia scatena polemiche: Gratteri tra accuse di malafede, critiche della politica e difesa della libertà di voto.

Il referendum sulla riforma della Giustizia del 22 e 23 marzo è al centro di una nuova polemica dopo le dichiarazioni del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri. Le sue parole hanno scatenato forti reazioni politiche e istituzionali.

Gratteri e il referendum: dichiarazioni che infiammano il dibattito

La campagna per il referendum sulla riforma della Giustizia si è trovata al centro di una nuova polemica a causa delle parole del procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri.

In un’intervista al Corriere della Calabria, Gratteri ha affermato che “voteranno per il ‘No’ le persone perbene, quelle che credono che la legalità sia importante per il cambiamento della Calabria”, mentre “voteranno per il ‘Sì’ gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”.

Le sue osservazioni hanno immediatamente suscitato reazioni di indignazione, soprattutto tra i sostenitori del Sì e tra alcune autorità istituzionali. Gratteri, tuttavia, ha difeso la propria posizione.

Referendum sulla Giustizia, Gratteri si difende dopo le accuse: “Malafede per alzare lo scontro”

Il procuratore ha voluto chiarire pubblicamente di non aver mai generalizzato sugli elettori del Sì:

Non ho mai detto che i cittadini che voteranno Sì sono tutti appartenenti a centri di potere o a malavita e massoneria. Chi lo ripete è in malafede e vuole alzare lo scontro. Ma io non farò falli di reazione, e continuerò fino all’ultimo giorno la mia battaglia per il No”.

In un’intervista a Piazza Pulita su LA7, ha aggiunto: “Davanti a gente che scientificamente prende un pezzettino di intervista e la mette in rete pensando di scatenare chissà cosa, di intimidirmi o delegittimarmi, dico che si sbagliano, stiano tranquilli”.

Gratteri ha ribadito la propria esperienza: 35 anni sotto scorta, centinaia di arresti contro la ‘ndrangheta e la convinzione che la propria battaglia per una giustizia più efficiente non può essere fermata da critiche mediatiche o attacchi politici.

 

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Referendum sulla Giustizia, la posizione di Gratteri: reazioni politiche e istituzionali

Le affermazioni del procuratore hanno suscitato una condanna unanime da parte di diversi esponenti politici. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio si è detto “sconcertato” e ha ipotizzato l’estensione dei test psico-attitudinali anche ai magistrati a fine carriera. Il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini ha annunciato: “Io lo denuncio. E voterò Sì. Le parole di Gratteri sono un attacco alla libertà di ciascuno”. Antonio Tajani, leader di Forza Italia, ha aggiunto: “Sono una persona perbene, non sono massone, non sono indagato e non sono imputato… e voterò convintamente Sì”. Critiche sono arrivate anche dalla ministra per le Riforme Elisabetta Casellati e dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che hanno definito le dichiarazioni offensive e incompatibili con la neutralità richiesta a un magistrato.

Il caso è stato ora segnalato al Consiglio Superiore della Magistratura per valutare eventuali profili disciplinari, sottolineando l’esigenza di tutelare l’indipendenza e l’imparzialità della magistratura.

 

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