E’ stato un fine settimana di scontri e violenze in diverse piazze italiane, ma soprattutto a Milano, con piazza Duomo messa a ferro e fuoco in particolare da giovanissimi incappucciati. La premier Giorgia Meloni ha invitato le opposizioni a non essere ambigue e a prendere distanza da queste violenze che non hanno nulla a che fare con il manifestare.
Scontro nelle piazze italiane: l’invito di Giorgia Meloni alle opposizioni
“Il silenzio non è accettabile“. A scriverlo sui social la premier Giorgia Meloni dopo quanto accaduto nel fine settimana, con scontri e violenze soprattutto in piazza Duomo a Milano. Centinaia di giovani vestiti di nero e con il volto coperto si sono infatti “uniti” a chi stava manifestando contro il carovita, trasformando una manifestazione in una vera e propria guerriglia urbana.
Ma ecco la richiesta della premier alle opposizion i: “Manifestare è un diritto. Mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è. Rinnovo la mia richiesta alle opposizioni: non siano ambigue su questo. Condannino senza ambiguità queste violenze e lancino un appello chiaro affinché ogni mobilitazione sia pacifica. Di fronte a scene del genere, il rifiuto deve essere unanime.
Ogni reticenza diventa giustificazione. Il silenzio non è accettabile.”
Scontri nelle piazze italiane: cosa fa l’opposizione?
Elly Schlein ha commentato così gli scontri a Milano dal palco dell’assemblea nazionale del Pd a Roma condannando sì quanto accaduto ma precisando: “Non c’entriamo niente con i delinquenti. Li abbiamo sempre condannati, ma non possono usare i violenti per coprire la voce di migliaia di persone che pacificamente stanno protestando in tutta Italia perché non riescono più a vivere”. Come riporta SkyTg24, la segretaria Dem ha anche aggiunto che gli italiani “sono in piazza più poveri e più incazzati di ieri.” Giuseppe Conte ha invece commentato gli scontri così: “Il governo non può assolutamente permettersi di fronte a delle proteste, a qualche episodio anche di violenza che va fermamente condannato, di negare invece quella che è la radice, il disagio, l’impossibilità per adulti, giovani e famiglie, imprese, di arrivare a fine mese o di veder garantiti i diritti essenziali”.
