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Il dibattito sul ddl riguardante la violenza sessuale ha recentemente preso una piega inaspettata, suscitando una serie di polemiche tra i partiti. La senatrice Giulia Bongiorno, relatrice della proposta, ha presentato una riformulazione del testo che modifica sostanzialmente alcuni termini chiave, in particolare la sostituzione della parola consenso con dissenso. Questa decisione ha sollevato numerose critiche e preoccupazioni, non solo tra le forze di opposizione, ma anche all’interno della maggioranza stessa.
Le modifiche proposte al ddl
La nuova formulazione del ddl si concentra principalmente sul principio del dissenso in merito agli atti sessuali. Nella proposta, si chiarisce che la volontà contraria deve essere valutata tenendo conto del contesto in cui l’atto è avvenuto. In particolare, viene stabilito che l’atto sessuale è considerato contrario alla volontà della persona anche quando avviene a sorpresa o approfittando della incapacità della vittima di esprimere il proprio dissenso.
Le sanzioni previste
Una delle modifiche più significative riguarda le sanzioni. Per i casi di violenza sessuale senza aggravanti, la pena è ora ridotta a un range di 4-10 anni di reclusione, rispetto ai 6-12 anni previsti dalla versione precedente del ddl. Tuttavia, per i reati che comportano violenza, minaccia o abuso di autorità, le pene rimangono comprese tra 6 e 12 anni. Inoltre, si prevede che le sanzioni possano essere diminuite fino ai due terzi in caso di reati di minore gravità, a seconda delle modalità di condotta e delle circostanze specifiche del singolo caso.
Le reazioni politiche
Le reazioni alla riformulazione del ddl non si sono fatte attendere. Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato, ha affermato che il suo partito è pronto a intervenire per aumentare le sanzioni in fase emendativa, sottolineando la volontà di riportare le cose alla realtà. Al contempo, Bongiorno ha difeso la sua proposta, sostenendo che essa garantisce la massima tutela delle vittime senza compromettere le dinamiche del processo penale.
Critiche da parte delle opposizioni
Le opposizioni, tuttavia, hanno manifestato forti critiche. Il Partito Democratico ha denunciato un arretramento gravissimo rispetto all’accordo bipartisan precedente, accusando il governo di aver violato un impegno assunto dalla premier Giorgia Meloni. Il M5S ha parlato di un gigantesco passo indietro, mentre Avs ha sintetizzato la situazione affermando che si è passati da un approccio basato sul consenso a uno centrato sul dissenso. Anche Riccardo Magi di Più Europa ha lamentato un accordo al ribasso con le frange più conservatrici del centrodestra.
Prospettive future
Nonostante le tensioni, Bongiorno ha espresso l’auspicio di trovare un consenso tra tutte le forze politiche per approvare il ddl come un importante passo nella lotta contro la violenza di genere e il femminicidio. Tuttavia, il clima politico rimane teso, e le prossime settimane saranno decisive per il futuro della normativa.