> > “Rigeneriamo le comunità”, a Catania giovani protagonisti di un nuovo corso

“Rigeneriamo le comunità”, a Catania giovani protagonisti di un nuovo corso

omunità in evoluzione: il corso che promuove partecipazione e innovazione

Un rifugio anti-aereo della Seconda guerra mondiale e un’icona di Sant’Agata di fine Ottocento. Questi due beni culturali avranno una nuova vita, grazie all’iniziativa di Officine Culturali, cooperativa che lavora in partnership con l’Università in un quartiere della città etnea.

Immaginate il restauro di un’opera d’arte “speciale”, che appartiene alla comunità di un intero quartiere. Siamo a Catania, fra i vicoli e le piazze di Antico Corso, l’area della città etnea, che ospita, fra l’altro, il meraviglioso Monastero dei benedettini, mentre il bene in questione è un’edicola votiva di Sant’Agata dipinta nell’Ottocento. Da anni l’icona, collocata sulla facciata di un vecchio ospedale, verteva in condizioni di rischio dovute alle intemperie e ora, grazie all’intervento prezioso e puntuale di Officine Culturali – cooperativa che, dal 2010, collabora con l’Università di Catania – è stata promossa una sinergia fra le istituzioni competenti. 

“Ogni venerdì, gli abitanti possono ‘controllare’ come sta la Santa, entrare all’Università, nel laboratorio dove è in corso il restauro dell’opera d’arte, e vedere con i propri occhi l’effige che ha acquisito una forte connotazione identitaria sia dal punto di vista culturale che devozionale per Catania, i catanesi e, soprattutto, gli abitanti del quartiere Antico corso”, ci spiega Giovanni Sinatra, ex studente universitario che, insieme ad altri giovani, ha fondato nel 2010 Officine Culturali, una realtà che lavora in partenariato con l’Ateneo catanese che, dagli anni Ottanta, ha ricevuto in donazione da parte del Comune i locali del Monastero dei benedettini. 

“La nostra mission è creare una connessione fra questo luogo (gioiello del tardo barocco siciliano e Patrimonio Unesco dell’Umanità dal 2002 ndr) e il tessuto urbano e sociale della città”, aggiunge. Succede così che, ad un certo punto, sono gli abitanti del quartiere a chiedere ad Officine di fungere da mediatori con le istituzioni. Lo scorso 4 novembre l’edicola votiva viene staccata dalla facciata e, da due mesi, sono in corso i lavori di restauro, “un’attività che però non si sta svolgendo a porte chiuse, come accade normalmente, ma al contrario a porte aperte”. Il restauro terminerà fra qualche settimana e dopodiché l’icona verrà riposizionata sul luogo originario, giusto in tempo per l’inizio della Festa di Sant’Agata (patrona della città di Catania) ed in programma dal 3 febbraio.

La storia del restauro dell’edicola votiva di Sant’Agata si incrocia con un’altra iniziativa, anche questa promossa da Officine culturali. Nello stesso quartiere, all’interno di un cortile su cui si affacciano diverse abitazioni come spesso accade in Sicilia, è stato trovato un bunker anti-aereo risalente alla Seconda guerra mondiale: è il rifugio Cava Daniele.  “Quando siamo arrivati noi – spiega Giovanni – c’erano 20 tonnellate di terra, macerie e rifiuti che ne bloccavano l’ingresso. Lo abbiamo svuotato insieme agli abitanti del quartiere”, aggiunge con un filo d’emozione. 

Anche questo sito, così come il Monastero dei benedetti, è un luogo che ti parla della storia di Catania, città  che, fra l’altro, è candidata a Capitale italiana della cultura nel 2028. La cava in questione è una grotta formatasi con lo scorrimento lavico durante l’eruzione dell’Etna del 1669. Dopo il potente terremoto del 1693, gli abitanti sfruttarono questo luogo per il recupero della ghiaia necessaria per costruire le case e gli edifici distrutti dal sisma. Infine, durante il secondo conflitto mondiale, il sito viene utilizzato dai catanesi per difendersi dalle bombe. 

“In questo spazio i catanesi hanno vissuto le paure legate alla guerra”, ci spiega Giovanni. Il progetto di Officine Culturali intende riscoprire e valorizzare un luogo che fa parte della memoria storica collettiva di Catania e dei catanesi. E così un luogo, completamente abbandonato e caduto nell’oblio per oltre 70 anni, uno scrigno di memoria storia, archeologica e geologica della Città, oggi, rivive una nuova appassionante storia. 

“Abbiamo un progetto per la musealizzazione del percorso, ricostruendo il passato attraverso i ricordi orali delle persone che hanno vissuto il rifugio”, sottolinea Giovanni.  Anche in questo caso, come in quello dell’edicola di Sant’Agata in cui, fra fede e devozione, i cittadini attendono il recupero conservativo dell’icona per ammirarla nuovamente nella sua leggibilità artistica e nella sua percezione religiosa, sono i catanesi i veri ed autentici protagonisti. Artefici di un piccolo grande cambiamento: ridare una “nuova vita” ai beni culturali.  Anche questa è Catania.