Negli ultimi anni il sistema energetico mondiale è stato messo alla prova da shock geopolitici e dalla volatilità dei prezzi, ma i dati più recenti mostrano un cambiamento significativo nella composizione della produzione elettrica. Secondo l’analisi di Ember, nel 2026 tutte le nuove esigenze di elettricità sono state soddisfatte da fonti a basse emissioni, con il solare in posizione dominante e l’eolico a colmare quasi tutto il resto.
Questo risultato riduce lo spazio di crescita per i combustibili fossili e apre interrogativi sulle dinamiche future del mercato elettrico.
La transizione non è uniforme: regioni e paesi seguono ritmi diversi e permangono sfide tecniche legate alla stabilità di rete e alla capacità di stoccaggio. Tuttavia, i numeri chiave del 2026 offrono una fotografia chiara di una fase in cui la combinazione di tecnologie rinnovabili e accumulo comincia a giocare un ruolo strutturale nel soddisfare la domanda elettrica globale.
Le cifre che spiegano il cambiamento
Nel 2026 la crescita netta della domanda elettrica globale è stata di circa 849 TWh, e di questa quantità il solare ha coperto tre quarti, mentre l’eolico ha assorbito quasi tutto il resto. Le fonti a basse emissioni — includendo solare, eolico, idroelettrico, nucleare e biogas — hanno fornito una quota record del 42,6% su un consumo globale di 31.779 TWh.
Questi dati evidenziano come l’espansione delle rinnovabili non sia più soltanto incrementale ma in grado di incidere direttamente sull’andamento dei combustibili fossili.
Impatto regionale e principali protagonisti
Parti importanti della spiegazione risiedono nelle scelte di grandi paesi. In Cina e India, per la prima volta insieme in questo secolo, la generazione da fonti fossili è diminuita: in Cina la contrazione è stata dello 0,9% (circa 56 TWh) e in India del 3,3% (circa 56 TWh). Inoltre, l’Europa ha beneficiato di una spinta che ha portato oltre il 70% della sua elettricità da fonti pulite in alcuni mercati. Questi cambiamenti sono stati accompagnati da un’accelerazione delle installazioni di battery storage, il cui ruolo è cruciale per trasferire produzione solare dalle ore di picco verso il resto della giornata.
Sfide tecniche e scetticismi
Non mancano voci critiche che ricordano come la capacità delle rinnovabili di soddisfare la domanda media non equivalga automaticamente alla capacità di garantire la stabilità di picco. Esperti sottolineano la necessità di capacità flessibili, reti più robuste e ulteriore accumulo per affrontare ondate di freddo o picchi estivi estremi. Alcuni operatori del settore idrocarburi sostengono che gas e carbone restino necessari per garantire affidabilità nei sistemi che dipendono dalle importazioni di combustibili, come in alcune economie dell’Asia orientale.
Lo scenario di medio termine
Ember prevede che la quota dei combustibili fossili nel mercato elettrico possa diminuire del 10-20% entro il 2035 se le tendenze in atto continueranno. Tuttavia, per allinearsi all’obiettivo di contenere il riscaldamento a 1,5 °C, l’International Energy Agency indica che sarebbe necessaria una riduzione più rapida: circa il 25% di elettricità fossil-generated in meno entro il 2030. Nel frattempo, le emissioni per kWh sono diminuite: nel 2026 l’intensità media mondiale è scesa a 458 gCO2e rispetto ai 543 gCO2e di dieci anni prima, un segnale incoraggiante ma insufficiente da solo per centrare gli obiettivi climatici.
Conseguenze economiche e prospettive politiche
L’espansione delle rinnovabili ha anche impatti economici e geopolitici: la riduzione della dipendenza da combustibili fossili può attenuare la vulnerabilità a crisi internazionali e a oscillazioni dei prezzi. Contemporaneamente, la caduta del costo delle batterie — e la crescita significativa della capacità di accumulo — favoriscono l’integrazione del solare nel sistema elettrico. Organismi come l’IEA rilevano già un rallentamento della domanda di petrolio e gas nel 2026, riflettendo un cambiamento nelle scelte di consumo e nel mix energetico a scala globale.
In conclusione, il 2026 appare come un anno di svolta: il fatto che le fonti a basse emissioni abbiano soddisfatto tutta la nuova domanda elettrica segnala una trasformazione strutturale possibile, ma non certo inevitabile. Per consolidare questa traiettoria servono investimenti in rete, accumulo e politiche che incentivino la decarbonizzazione rapida, così da tradurre il superamento del punto di svolta in una riduzione duratura dei combustibili fossili nell’energia elettrica mondiale.